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La scienza fa crollare un mito, gli scacchi non sono equi: la partita è sbilanciata già alla prima mossa

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La scienza fa crollare un mito, gli scacchi non sono equi: la partita è sbilanciata già alla prima mossa - aip-suoli.it

Un’analisi condotta con l’intelligenza artificiale dimostra che la prima mossa resta decisiva in ogni variante, anche quando la disposizione dei pezzi cambia.

Da decenni considerati l’emblema dell’intelligenza strategica, gli scacchi sono sempre stati associati a concetti come parità, merito, equilibrio. Ma una nuova ricerca, condotta in Francia con l’ausilio di un motore scacchistico open source, cambia le carte in tavola. Secondo i risultati, il giocatore con i pezzi bianchi parte avvantaggiato in modo sistematico, anche quando si utilizzano configurazioni casuali come nel caso del Chess960, la variante ideata da Bobby Fischer negli anni ’90. A quanto pare, la prima mossa non è un dettaglio ma un elemento strutturale del gioco.

Bobby Fischer e l’utopia di un gioco più equo

Nel 1996, Bobby Fischer aveva lanciato un’idea che per molti suonava visionaria. Le aperture erano diventate prevedibili, studiate a memoria da migliaia di professionisti. Per rendere gli scacchi più imprevedibili e stimolanti, Fischer propose una variante in cui la disposizione iniziale dei pezzi veniva sorteggiata ogni volta, generando 960 combinazioni possibili, da cui il nome Chess960. I pedoni restavano fermi sulla seconda traversa, ma torri, cavalli, alfieri, donna e re cambiavano posizione a ogni partita, con l’unica condizione che l’arrocco restasse legalmente eseguibile.

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Un’analisi condotta con l’intelligenza artificiale dimostra che la prima mossa resta decisiva in ogni variante, anche quando la disposizione dei pezzi cambia – aip-suoli.it

Il principio era chiaro: rompere gli schemi, evitare le partite-fotocopia, spingere i giocatori verso la creatività. E, almeno in teoria, bilanciare il vantaggio del Bianco. Per un po’, il mondo degli scacchi ci ha creduto. I tornei con regole Random si sono moltiplicati, i software hanno integrato la variante. Ma poi è arrivata la matematica.

A ribaltare questa convinzione è stato Marc Barthelemy, fisico e ricercatore presso l’Università Paris-Saclay. Utilizzando Stockfish, uno dei motori scacchistici più avanzati al mondo, ha simulato tutte e 960 le configurazioni iniziali del Chess960. Ha misurato in ogni caso l’evaluation score dopo la prima mossa, osservando quanto l’iniziativa del Bianco si traducesse in un vantaggio tangibile.

Il risultato è stato schiacciante: nel 99,6% delle configurazioni, il Bianco risulta favorito già dalla prima mossa. Cambiano le posizioni dei pezzi, cambiano le possibilità tattiche, ma non cambia il dato centrale: chi inizia ha più chance. Una scoperta che ridimensiona fortemente il potere innovativo della proposta di Fischer.

La scacchiera classica è più estetica che giusta

Lo studio di Barthelemy non si ferma al vantaggio iniziale. Analizzando la complessità decisionale delle diverse configurazioni, ha scoperto che la disposizione classica dei pezzi, quella che conosciamo da sempre, non è affatto la più equilibrata. È solo la più simmetrica, visivamente ordinata e facile da memorizzare. Non è stata scelta per motivi di giustizia, ma per una sorta di ergonomia mentale.

Eppure, alcune delle 960 configurazioni analizzate si sono rivelate più bilanciate, almeno sul piano statistico. Una in particolare, la posizione numero 198, ha mostrato un equilibrio quasi perfetto tra i due giocatori: nessun vantaggio evidente, nessuna decisione forzata. Al contrario, altre posizioni spingono subito il Nero verso l’arretramento, o favoriscono lo sviluppo rapido di un solo lato. Questo dimostra che esistono configurazioni più giuste, ma non sono necessariamente quelle che abbiamo sempre utilizzato.

È interessante anche osservare il paradosso emerso: anche nella posizione ritenuta più complessa in assoluto, in cui le decisioni strategiche sono immediate e numerose, il vantaggio iniziale del Bianco resta presente. Un indizio forte di come la dinamica “muovi per primo = imposti la partita” sia quasi impossibile da eliminare.

Se questo vantaggio può sembrare minimo, nei tornei di alto livello può risultare decisivo. In un contesto dove ogni mezzo punto conta, e dove la preparazione sulle aperture è ormai scientifica, il Bianco ha più probabilità di impostare una partita vincente, mentre il Nero si ritrova spesso a rincorrere.

Oggi, queste riflessioni aprono un fronte nuovo nel dibattito sul futuro degli scacchi. La soluzione non sembra semplice: eliminare il vantaggio della prima mossa significherebbe probabilmente riscrivere le regole, cosa che metterebbe in discussione l’intera struttura del gioco. Per ora, ci si accontenta della consapevolezza. E forse è già qualcosa.

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