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Pane in frigo o a temperatura ambiente? La risposta sorprende: lo abbiamo conservato nel modo sbagliato per anni

come conservare il pane
Pane in frigo o a temperatura ambiente? La risposta sorprende: lo abbiamo conservato nel modo sbagliato per anni - aip-suoli.it

18Da anni conserviamo il pane convinti di fare la cosa giusta. Eppure esiste una verità poco conosciuta che cambia tutto.

Il pane è uno degli alimenti più presenti sulle nostre tavole e, proprio per questo, spesso lo trattiamo con troppa superficialità. Appena rientrati a casa, lo sistemiamo dove capita, seguendo abitudini tramandate più per consuetudine che per reale conoscenza. C’è chi lo mette subito in frigo, chi lo lascia sul tagliere e chi non rinuncia mai al portapane. Solo che, a sorpresa, il metodo più diffuso non è affatto quello corretto e potrebbe spiegare perché il pane diventa secco o sviluppa un sapore sgradevole in pochissimo tempo.

Pane in frigo o a temperatura ambiente: cosa succede davvero

Quando si parla di conservazione del pane, le opinioni sono spesso contrastanti e quasi ideologiche. Molti sono convinti che il frigorifero sia la soluzione ideale per mantenerlo fresco più a lungo, perché associamo il freddo alla conservazione degli alimenti. In realtà, il pane segue regole diverse rispetto a latte, formaggi o carne, e proprio il frigo si rivela uno dei posti meno adatti.

Durante l’invecchiamento, il pane perde progressivamente acqua e diventa secco. Questo processo avviene in modo ancora più rapido a temperature comprese tra meno otto e più otto gradi, ovvero esattamente quelle del frigorifero. In queste condizioni, il pane invecchia fino a tre volte più velocemente rispetto a quando viene conservato a temperature più alte o molto più basse. Ecco perché, nonostante le buone intenzioni, metterlo in frigo non ne prolunga la freschezza, ma la riduce drasticamente.

Anche lasciare il pane completamente esposto all’aria non è una soluzione vincente. Sul tagliere o aperto, tende a seccarsi rapidamente, perdendo consistenza e sapore. Allo stesso modo, chiudere il pane in un sacchetto di plastica può sembrare pratico, ma favorisce l’umidità e aumenta il rischio che si sviluppi muffa in poco tempo, soprattutto se viene lasciato a temperatura ambiente.

Se l’obiettivo è consumare il pane entro pochi giorni, la scelta migliore resta conservarlo a temperatura ambiente, in un luogo asciutto e protetto, evitando sia il frigorifero sia l’esposizione diretta all’aria. In questo modo il pane mantiene più a lungo un equilibrio accettabile tra morbidezza e fragranza, senza accelerare i processi di invecchiamento.

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Pane in frigo o a temperatura ambiente: cosa succede davvero – aip-suoli.it

Quando invece si sa già che non si consumerà a breve, la soluzione più efficace è il congelatore. Il pane può essere congelato tranquillamente per diversi mesi e, una volta riscaldato in forno, torna sorprendentemente simile a quello appena sfornato. I pani con crosta sottile o impasti più morbidi si prestano particolarmente bene a questo metodo, mentre quelli con crosta molto spessa possono presentare qualche piccola crepa dopo il riscaldamento, senza però compromettere il gusto.

Va poi considerato che non tutti i pani reagiscono allo stesso modo. I pani integrali, che trattengono più acqua grazie alla presenza della parte esterna del chicco, tendono a durare più a lungo rispetto a quelli bianchi. Anche i pani ottenuti con lunghe fermentazioni, come quelli a lievitazione lenta, mantengono meglio freschezza e sapore nel tempo.

Alla fine, la risposta sorprende davvero: per anni abbiamo creduto di proteggere il pane mettendolo in frigo, mentre in realtà stavamo accelerando il suo invecchiamento. A volte basta cambiare un piccolo gesto quotidiano per migliorare sensibilmente ciò che portiamo in tavola.

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