Stufe a pellet: bonus, rischi nascosti e nuove regole UE. Ecco cosa sapere prima di installarne una in casa tua.
Profumo di legno pressato, fiamma che danza dietro il vetro e bollette in discesa. La scena è quella che seduce migliaia di famiglie italiane, sempre più attratte dalle stufe a pellet, considerate ormai icone del risparmio sostenibile. Eppure, proprio nel 2026, tra nuovi incentivi pubblici, aggiornamenti normativi e performance spesso sopravvalutate, la scelta di installarne una rischia di trasformarsi da soluzione ideale a problema tecnico ed economico. Conoscere da vicino tutti gli aspetti, dai numeri veri ai vincoli regionali fino agli obblighi europei in arrivo, è fondamentale per fare un investimento consapevole.
Bonus, limiti tecnici e il vero rendimento delle stufe a pellet nel 2026
Nel 2026 il Piano nazionale qualità dell’aria ha messo sul tavolo 100 milioni di euro per incentivare la sostituzione dei vecchi impianti di riscaldamento a biomassa con stufe più performanti. In particolare, si punta alla rottamazione degli apparecchi a 3 stelle per passare a modelli 5 stelle, certificati per garantire emissioni ridotte e alta efficienza. Sulle brochure i produttori promettono rendimento oltre il 90 %, ma la realtà è spesso diversa: se il pellet non è certificato ENplus, o se la manutenzione annuale viene trascurata, il rendimento effettivo cala anche del 20 %.

Bonus, limiti tecnici e il vero rendimento delle stufe a pellet nel 2026 – aip-suoli.it
Chi installa una stufa troppo potente rispetto alla metratura domestica, o chi vive in una casa mal isolata, scopre che il consumo reale può raddoppiare, azzerando in parte il vantaggio economico. Il Conto Termico rimborsa fino al 65 % della spesa entro 60 giorni dal collaudo, ma solo se la domanda viene inviata entro due mesi dalla fine dei lavori. A quota 300 metri sul livello del mare, poi, cambiano le regole: sotto questa soglia si può installare solo classe 5 stelle, sopra si può optare anche per la classe 4.
Alcune regioni offrono fondi aggiuntivi. In Lombardia e Emilia-Romagna, incrociando i bandi locali con il Conto Termico, si può ottenere quasi un rimborso totale, ma a condizione di presentare tutte le fatture in un fascicolo unico. Il Veneto ha fissato la scadenza al 15 ottobre 2025, mentre l’Emilia-Romagna chiuderà i bandi il 31 dicembre. Tempistiche serrate, che richiedono pianificazione anticipata. Chi parte per tempo potrà scaldarsi con tranquillità già dai primi freddi, evitando rincari o blocchi.
Direttive europee, upgrade obbligatori e strategie per proteggersi dal futuro
Il 2026 sarà anche l’ultimo anno “tranquillo” prima della stretta normativa europea attesa tra il 2027 e il 2028. La Direttiva Ecodesign, infatti, non si limita più a considerare la CO₂, ma punta il dito su inquinanti più insidiosi: PM10, PM2,5 e monossido di carbonio. Anche le stufe a pellet, spesso considerate virtuose, finiranno nel mirino. Alcuni modelli economici rischiano di dover essere adeguati con costosi sensori smart per il monitoraggio continuo delle emissioni. Si parla di upgrade da 400 a 800 euro, a seconda dei modelli, secondo le stime dei produttori.
Come accaduto per le caldaie a condensazione nel 2022, chi ha acquistato senza guardare ai parametri futuri potrebbe ritrovarsi a pagare due volte: una per l’impianto, una per aggiornarlo. I tecnici abilitati secondo il DM 37/2008 consigliano di pretendere il report del particolato primario: restare sotto i 15 mg/Nm³ significa essere in regola anche con le future soglie comunitarie.
C’è anche un fronte legato al prezzo del pellet. Quando resta sotto i 6 euro al sacco, una stufa a 5 stelle consente di risparmiare fino al 40 % rispetto al metano, a patto che l’abitazione sia ben coibentata. Il vero trucco, spiegano gli installatori esperti, è comprare a pallet interi già all’inizio dell’autunno, evitando i picchi stagionali. Senza spazio di stoccaggio, il margine si assottiglia. L’efficienza tecnica va quindi sempre valutata insieme alla logistica.
E poi c’è la questione della qualità dell’aria. Le stufe a pellet riducono la dipendenza dai combustibili fossili, ma non sono a impatto zero. L’emissione di polveri sottili in zone ad alta densità abitativa può diventare un problema. La direzione UE è chiara: più controlli e più sensoristica, anche a carico dell’utente. Scegliere oggi il modello giusto vuol dire evitare problemi domani. Chi punta solo al prezzo più basso, rischia di trovarsi fuori norma nel giro di due anni. Il calore sarà anche buono, ma la sanzione non scalda.








