Il cibo che amiamo di più e che pesa sul pianeta: i 12 alimenti con l’impatto ambientale più alto.
Lo mettiamo nel piatto ogni giorno, lo compriamo senza pensarci troppo, lo consideriamo normale. Eppure, proprio quel cibo sta contribuendo al collasso climatico. Deforestazione, emissioni di metano, perdita di habitat, inquinamento delle acque: ogni boccone ha un impatto, ma alcuni molto più di altri. Uno studio dell’Università di Oxford ha tracciato un quadro dettagliato sugli alimenti che consumiamo più spesso e il loro peso sull’ambiente. Il risultato non è affatto scontato: alcuni alimenti amati e diffusissimi sono in cima alla lista nera dei peggiori per il pianeta.
Gamberetti e carne rossa tra i peggiori: l’impronta invisibile nel piatto
A sorpresa, i gamberetti allevati risultano tra i cibi più devastanti per l’ambiente. In Indonesia e Bangladesh, l’industria dell’acquacoltura ha distrutto intere foreste di mangrovie, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi marini. Quasi il 40% della perdita globale di mangrovie è dovuto proprio agli allevamenti intensivi di crostacei. Non solo: per nutrire i gamberi si utilizzano farine di pesce che impoveriscono ulteriormente la fauna marina. Il bilancio finale è allarmante, con emissioni di gas superiori persino alla carne di manzo.

i gamberetti allevati risultano tra i cibi più devastanti per l’ambiente – aip-suoli.it
E proprio la carne bovina è seconda solo ai gamberetti per impatto climatico. Le mucche producono quantità massicce di metano, un gas serra 28 volte più potente dell’anidride carbonica. Per ogni chilo di carne, servono migliaia di litri d’acqua, ampie superfici di terreno, spesso ottenute disboscando foreste. E quando si aggiunge il trasporto, la lavorazione, il packaging, il peso sull’ambiente diventa insostenibile.
Tra i prodotti di origine animale, anche agnello, capra, formaggio, latte e uova contribuiscono in modo sostanziale alle emissioni. Gli allevamenti intensivi producono non solo gas serra, ma anche tonnellate di liquami che finiscono nei fiumi e nei mari, innescando fenomeni come le fioriture algali e la morte di interi ecosistemi acquatici.
Persino alimenti insospettabili come il cioccolato fondente si rivelano problematici: la coltivazione del cacao è responsabile di deforestazione in Africa occidentale e perdita di biodiversità. La stessa sorte tocca al riso, il cui metodo di coltivazione inondato favorisce la formazione di metano, e allo zucchero, che compromette gli ecosistemi d’acqua dolce e le barriere coralline.
Dalle noci ai cavoli: i cibi che fanno bene alla salute e al pianeta
In mezzo a un elenco così critico, alcuni alimenti brillano per il loro impatto minimo. Le noci, ad esempio, sono considerate tra i pochi cibi con bilancio positivo: crescono sugli alberi, assorbono carbonio e favoriscono la biodiversità. Lo stesso vale per mele, patate, agrumi e cavoli: frutti e ortaggi a basso impatto, che richiedono poca acqua, poco suolo e generano emissioni contenute.
Il formaggio di origine animale, invece, pesa otto volte più del tofu sul bilancio climatico. Un chilo di formaggio richiede fino a 10 litri di latte per essere prodotto. Il latte vaccino, poi, occupa nove volte più terra rispetto a quello di soia e produce tre volte più gas serra. Il consiglio degli esperti è chiaro: scegliere latti vegetali, in particolare soia, avena o nocciola, può ridurre sensibilmente l’impronta ambientale quotidiana.
Ma il nodo principale resta la carne. Che si tratti di bovino, maiale, pollame o pesce d’allevamento, tutti questi prodotti si portano dietro una catena di effetti negativi: emissioni, deforestazione, perdita di habitat, spreco d’acqua e rischi per la salute. In alcune aree rurali degli Stati Uniti, gli abitanti che vivono vicino agli allevamenti intensivi di suini hanno registrato tassi elevati di malattie respiratorie e renali, oltre che un aumento della mortalità infantile.
Le uova, spesso ritenute un’alternativa “minore”, in realtà generano problemi simili: gli animali devono essere continuamente sostituiti, alimentati con mangimi industriali e spesso vivono in condizioni estreme, che implicano grandi sprechi di risorse e trattamenti chimici invasivi.
L’impatto ambientale non è solo una questione tecnica, ma una scelta quotidiana. Non a caso, sempre più ricerche suggeriscono che orientarsi verso un’alimentazione vegetale – o almeno ridurre fortemente il consumo di alimenti animali – può rallentare in modo concreto la crisi climatica.
Chi mangia in modo più consapevole non solo protegge il pianeta, ma partecipa a un cambiamento culturale ormai necessario. Perché, come dimostrano i numeri, la forchetta è uno degli strumenti più potenti che abbiamo.








