Spinaci, fragole, uva: la Dirty Dozen 2025 rivela quali vegetali sono più contaminati da pesticidi e come sceglierli.
Molti consumatori lavano con cura frutta e verdura, convinti che basti per rimuovere ogni residuo. Ma anche se l’attenzione in cucina è fondamentale, non sempre basta: alcuni ortaggi contengono tracce persistenti di pesticidi, anche dopo il lavaggio o la sbucciatura. Ogni anno l’Environmental Working Group pubblica la Dirty Dozen, una classifica che elenca i dodici alimenti vegetali con il maggior livello di contaminazione. I dati 2025 si basano su oltre 53.000 analisi realizzate dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense e dalla FDA, includendo quest’anno anche il parametro della tossicità delle sostanze rilevate. Un dato nuovo che cambia il modo di leggere la lista.
I vegetali più contaminati secondo l’elenco Dirty Dozen 2025
Tra i prodotti più colpiti ci sono spinaci, fragole, uva, mele, patate e pere. In Italia sono alimenti comuni, consumati da bambini e adulti ogni giorno. Gli spinaci, ad esempio, sono presenti in molte zuppe per anziani o nei passati di verdura per l’infanzia. Le fragole, dolci e delicate, vengono spesso mangiate crude, soprattutto nei mesi di aprile e maggio. L’uva torna puntualmente nei menù autunnali, ma secondo i test EWG mostra un’alta presenza di residui multipli, anche in campioni lavati. I pesticidi rilevati includono molecole sospette, come il cypermethrin, ritenuto neurotossico in alcuni studi.
La novità preoccupante riguarda le more, inserite per la prima volta nella lista del 2025. Oltre il 90% dei campioni analizzati conteneva più di una sostanza chimica residua. Le mele e le pere, nonostante siano spesso sbucciate, restano tra i vegetali più contaminati, a causa della quantità di trattamenti applicati in campo. Le patate, già presenti nelle liste precedenti, contengono tracce di clorpropham, un inibitore della germogliazione ancora in uso in alcune nazioni extraeuropee. In Italia il principio è vietato, ma resta nei prodotti d’importazione.

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Per questo motivo, i professionisti della nutrizione suggeriscono di preferire la versione biologica degli alimenti più sensibili, soprattutto se consumati crudi o da soggetti fragili come bambini piccoli, donne incinte o chi soffre di disturbi immunitari. È importante anche il modo in cui si lavano: bicarbonato e acqua corrente aiutano a ridurre il carico chimico residuo, anche se non lo annullano del tutto. Alcune colture, come il cavolo riccio o la senape, rientrano nella Dirty Dozen pur essendo poco presenti nella cucina italiana: hanno comunque una struttura fogliare complessa, che trattiene facilmente le particelle residue.
Gli alimenti più sicuri e come proteggere la dieta senza rinunciare alla salute
Insieme alla Dirty Dozen, l’EWG ha aggiornato anche la Clean Fifteen, la lista dei 15 vegetali con i livelli più bassi di contaminazione. Qui compaiono ananas, avocado, mais dolce, cipolle, funghi, carote, alimenti più resistenti o meno soggetti a trattamenti intensivi. Il loro consumo può essere considerato generalmente sicuro anche quando non provengono da agricoltura biologica, purché siano ben lavati e conservati.
Una nota interessante riguarda la parola “cavolo” presente in entrambe le liste: nel caso della Clean Fifteen si intende il cavolo a palla o il cavolo cappuccio, più chiusi e compatti, meno esposti. Nella Dirty Dozen invece si fa riferimento a foglie aperte come quelle del cavolo nero, della senape o del kale, più vulnerabili e più trattate con antiparassitari.
L’obiettivo di questa guida non è spingere all’eliminazione di alcuni alimenti, ma educare alla scelta consapevole, soprattutto nei confronti dei vegetali più a rischio. Le fragole, per esempio, andrebbero scelte da filiere locali o piccoli produttori di fiducia. Le mele e le pere, molto diffuse nei menù per bambini, vanno sbucciate oppure acquistate da produttori biologici o certificati. Gli spinaci, spesso presenti nei menù scolastici, richiedono lavaggi accurati e magari cottura, che riduce parzialmente i residui.
La raccomandazione degli esperti è sempre quella di non escludere la frutta e la verdura, nemmeno quella inclusa nella Dirty Dozen. I benefici nutrizionali restano superiori ai rischi, specie se si adottano comportamenti corretti. Saper leggere un’etichetta, chiedere la provenienza, conoscere i periodi di raccolta sono strumenti pratici e concreti per proteggere la propria salute senza rinunciare alla varietà nella dieta.








