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Con il termine biomonitoraggio, semplificando molto
le cose, si intende la valutazione della qualità
di un ambiente mediante lo studio degli esseri viventi
che vivono in esso.
Si può dividere in due grandi filoni: la bioindicazione
e il bioaccumulo.
Il bioaccumulo si usa in zone dove c'è o ci potrebbe
essere la presenza di sostanze inquinanti. Poiché
molte di queste tendono ad accumularsi negli organismi
viventi, per assorbimento diretto o attraverso la catena
alimentare, è possibile avere un'idea della loro
quantità nell'ambiente analizzando i tessuti
di piante o animali presenti sul posto o immessi appositamente.
La bioindicazione invece si basa su un principio diverso:
ogni impatto ambientale provoca dei cambiamenti più
o meno forti negli organismi viventi e alcuni di questi
cambiamenti sono misurabili. Si può andare da
semplici danni ai tessuti (ad esempio macchie sulle
foglie) alla sparizione delle specie più sensibili
o, addirittura, di quelle più resistenti.
Negli ultimi anni le tecniche di biomonitoraggio per
la valutazione della qualità di acqua e aria
si sono molto sviluppate anche in Italia. Una di queste
tecniche, l'Indice Biotico Esteso (IBE), è diventata
obbligatoria sui corsi d'acqua con il Decreto
legislativo 152/99 (Testo unico sulle acque).
Essa studia la qualità dei fiumi mediante la
presenza/assenza dei gruppi di macroinvertebrati (larve
di insetti, vermi, molluschi, ecc.) presenti sul fondo
dell'alveo. E' probabile che altre tecniche di bioindicazione
delle acque diventeranno obbligatorie dopo il recepimento
della Direttiva
2000/60/CE (Water framework directive) avvenuto
con la pubblicazione del Decreto
Legislativo 152/06.
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