A cura di:

Testo:
Pierluigi Fogliati
 1,
Arianna Nicola
 1

Consulenza scientifica:
Cristina Menta
 2

 
1 - Agenzia Regionale per la
Protezione dell'Ambiente
del Piemonte
2 - Università di Parma
 

Fonti fotografiche:
- ARPA Piemonte, 2002.
Tecniche di biomonitoraggio
della qualità del suolo. Torino
- APAT, 2005.
I Coleotteri Carabidi per la
valutazione ambientale e la conservazione della Biodiversità.
Manuali e linee guida, 34/2005.
- Arianna Nicola

 
 
IL BIOMONITORAGGIO DEL SUOLO
 
 
Schema di fauna del suolo nel suo ambiente naturale
(ARPA Piemonte, 2002. Tecniche di biomonitoraggio della qualità del suolo)
 

Con il termine biomonitoraggio, semplificando molto le cose, si intende la valutazione della qualità di un ambiente mediante lo studio degli esseri viventi che vivono in esso.

Si può dividere in due grandi filoni: la bioindicazione e il bioaccumulo.
Il bioaccumulo si usa in zone dove c'è o ci potrebbe essere la presenza di sostanze inquinanti. Poiché molte di queste tendono ad accumularsi negli organismi viventi, per assorbimento diretto o attraverso la catena alimentare, è possibile avere un'idea della loro quantità nell'ambiente analizzando i tessuti di piante o animali presenti sul posto o immessi appositamente.
La bioindicazione invece si basa su un principio diverso: ogni impatto ambientale provoca dei cambiamenti più o meno forti negli organismi viventi e alcuni di questi cambiamenti sono misurabili. Si può andare da semplici danni ai tessuti (ad esempio macchie sulle foglie) alla sparizione delle specie più sensibili o, addirittura, di quelle più resistenti.

Negli ultimi anni le tecniche di biomonitoraggio per la valutazione della qualità di acqua e aria si sono molto sviluppate anche in Italia. Una di queste tecniche, l'Indice Biotico Esteso (IBE), è diventata obbligatoria sui corsi d'acqua con il Decreto legislativo 152/99 (Testo unico sulle acque). Essa studia la qualità dei fiumi mediante la presenza/assenza dei gruppi di macroinvertebrati (larve di insetti, vermi, molluschi, ecc.) presenti sul fondo dell'alveo. E' probabile che altre tecniche di bioindicazione delle acque diventeranno obbligatorie dopo il recepimento della Direttiva 2000/60/CE (Water framework directive) avvenuto con la pubblicazione del Decreto Legislativo 152/06.