L'uso dei coleotteri carabidi come bioindicatori
 
Questo tipo di analisi è stata introdotta in Italia soprattutto dal Professor Pietro Brandmayr dell'Università della Calabria. Si basa sullo studio di una sola famiglia di coleotteri, quella dei carabidi, presente in Italia con oltre 12.000 specie.
 

Esempio di coleottero carabide
[Calosoma inquisitor]
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Schema di trappola a caduta
(da Matthey et al, 1992)
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Occorre precisare che non si tratta di un metodo di bioindicazione "del suolo" ma "dell'ambiente". Ciò risulta chiaro descrivendo le modalità di campionamento. Si utilizzano le cosiddette "trappole a caduta" (pitfall traps), realizzate inserendo nel suolo dei bicchieri di circa 11 cm di altezza interrandoli fino all'orlo. Nel bicchiere viene inserita una soluzione conservante di aceto e formalina (o acido ascorbico). La trappola inizia quindi a catturare gli insetti camminatori presenti sulla superficie del suolo che vi cadono dentro. Ogni 15-20 giorni la trappola viene svuotata e vengono separati i carabidi che sono quindi identificati al microscopio stereoscopico fino al livello di specie e conteggiati. Con questo tipo di campionamento vengono quindi prelevati i carabidi che camminano "sul" suolo e non "dentro" il suolo. Si tratta quindi perlopiù di insetti che vivono alla superficie del suolo e con una buona mobilità. Il riconoscimento a livello di specie richiede una preparazione adeguata degli operatori. Questa metodologia non definisce un unico indice ma una serie di metodi di analisi ecologica che permettono di definire il pregio naturalistico di un ambiente in base alla presenza/assenza o alle quantità relative delle varie specie di carabidi presenti. Il tipo di analisi andrà scelto in base agli scopi che ci si prefigge.
 
Per saperne di più
   

APAT, 2005. I Coleotteri Carabidi per la valutazione ambientale e la conservazione della biodiversità. Manuali e linee guida, 34/2005