Le zonazioni viticole in Emilia Romagna
 
Maurizio Zamboni
Istituto di Frutti-Viticoltura - Università Cattolica del Sacro Cuore - Piacenza
 
 

Le attività di zonazione viticola, attuate ed in corso di attuazione da parte dell’Istituto di Frutti-Viticoltura dell’Università Cattolica S.C. di Piacenza, si sono svolte essenzialmente in Emilia Romagna. Già nel 1987, secondo esempio in Italia, iniziarono i lavori della zonazione del comprensorio viticolo della Val Tidone in provincia di Piacenza, usato come area-test per ottimizzare una metodologia interdisciplinare che doveva rilevare e studiare i fattori naturali (clima e terreno) e colturali (vitigni, modalità di impianto, tecniche colturali ed enologiche) alla base della produzione enologica.
Oggi è in corso di definizione la zonazione di tutta la collina vitata dell’Emilia, dai Colli di Parma ai Colli d’Imola, e si sta lavorando sulla zonazione della zona D.O.C. del Bosco Eliceo, nelle province di Ferrara e Ravenna, in cui si producono forse gli unici vini “delle sabbie” italiani.
Nel prossimo futuro, è probabile, si giungerà sino al mare, con la zonazione viticola della Collina romagnola.

In Val Tidone (PC), circa 2.000 ha indagati, il piano sperimentale fu rigoroso. A seguito dell’individuazione da parte dei pedologi di quattro tipologie principali di suolo: Case Basse, Monte Po’, Vicobarone e Montalbo (vedi tab. 1), in ognuna di esse furono scelti tre vigneti-campione per ognuna delle due esposizioni dominanti. Ventiquattro siti da studiare, in ciascuno dei quali dovevanoessere presenti i tre vitigni fondamentali della D.O.C. Colli Piacentini: Barbera, Croatina e Malvasia di Candia aromatica.
L’uniformità delle tecniche colturali (forma di allevamento, gestione del suolo, concimazione) era fondamentale affinché, dopo tre anni di controlli vegeto-produttivi, si riuscisse a far emergere le influenze ambientali (climatiche e pedologiche) sulla produttività e sulla vigoria delle viti e sulla qualità dell’uva e dei vini.
In conclusione si è giunti alla stesura della carta vocazionale (fig. 1) dalla quale si prospettava, ad esempio, l’attitudine a produrre una buona Croatina nell’Unità Vocazionale “Vicobarone”, una Malvasia da vini freschi e frizzanti nella stessa U.V. ma anche nelle migliori esposizioni dell’U.V. “Montalbo”, una Malvasia da vini dolci o semisecchi da dessert nelle migliori esposizioni dell’U.V. “Monte Po”.

 

Serie
Litologia
Pendenza versanti
Tessitura
S.O.
Nt
K20
Note
Case Basse
Paleoconoidi di sedimenti alluvionali
5-10%
argilloso
B
M
M
suoli rossi, profondi, moderat.  alcalini, poco calcarei
Monte Po
Marne di S. Agata Fossili
25-30%
franco argilloso limoso
B
B
A
suoli bianchi, moderat. profondi, da mod. a fortemente  alcalini, fort. calcarei
Vicobarone
Marne ed argille della Formazione Val Luretta
15-20%
argilloso
A
M
A
suoli giallastri, profondi, moderat.alcalini, molto calcarei
Montalbo
Marne ed argille della Formazione Val Luretta
20-30%
argilloso limoso (ciotoloso)
A
M
A
suoli giallastri, moderat. profondi, moderat. alcalini, 
calcarei

Tab. 1 - Caratteristiche pedo-agronomiche dei suoli della Val Tidone
[B = basso; M = medio; A = alto]




Fig. 1- Carta della vocazione viticola della Val Tidone (PC)
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Se dai risultati globali della zonazione si estrapolano quelli relativi alla sola influenza del suolo sulle caratteristiche dei vini, cioè confrontando le produzioni ottenute in siti dalle caratteristiche climatiche simili, si giunge a quanto emerge dalle figg. 2 e 3.
Sui suoli “Vicobarone” tutti tre i vitigni sono risultati più produttivi rispetto ai suoli Monte Po’ ma, mentre Barbera e Malvasia hanno marcato questa tendenza con una riduzione del contenuto zuccherino delle uve, la Croatina si è dimostrata indifferente.
Con questa base si sono ottenuti vini Barbera alquanto graditi dal panel di degustatori ma simili sui due suoli, mentre il vino Malvasia, nella versione fermo e secco, é risultato significativamente più apprezzato se proveniente dai suoli Vicobarone.

 



Fig. 2 - Produzione a ceppo e grado zuccherino del mosto di vitigni allevati su suoli
con caratteristiche fisico-chimiche differenti, in Val Tidone (PC). Medie triennali 1988-1990
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Monte Po: Marne di S. Agata Fossili;
franco-argilloso-limoso, bianco, moderatamente profondo, alcalino, fortemente calcareo.

Vicobarone: Formazione Val Luretta;
argilloso, giallastro, profondo, moderatamente alcalino, calcareo.

Fig. 3 - Colli Piacentini
Analisi organolettica dei vini ottenuti da microvinificazione - Test dell’ordinamento
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I punteggi ricadenti all’interno delle due linee parallele
non sono differenti con un livello di probabilità del 5%.

 

Nella zonazione della Collina cesenate, sviluppatasi negli anni 1991-1994, sono state individuate, come più intensamente vitate, quatto tipologie di suolo: Celincordia, Madonna dell’Ulivo, San Tommaso e Santa Lucia (tab. 2).
Sui suoli Celincordia e San Tommaso, i vitigni Sangiovese e Trebbiano romagnolo hanno prodotto in modo equilibrato, fornendo uve mature e molto zuccherine. Le influenze del suolo sulle caratteristiche qualitative dei vini non sono state però riconosciute significativamente con l’analisi sensoriale dei vini (Fig. 4); solamente il Trebbiano romagnolo è stato riconosciuto ed apprezzato se prodotto con uve provenienti da suoli Celincordia.
La carta vocazionale (fig.5), però, non ha sortito effetti pratici vista l’eccessiva frammentazione delle Unità Vocazionali.

 

Suolo Classificazione (1) Caratteristiche
S. Tommaso Udorthents tipici, franco fini, misti, calcarei, mesici Molto profondi, ben drenati, tessitura media, moderatamente alcalini, poveri di sostanza organica, alta capacità in acqua disponibile.
Celincordia Eutrochrepts tipici, franchi, misti, mesici Moderatamente profondi, ben drenati, tessitura media, molto calcarei ma moderatamente alcalini, molto poveri in sostanza organica, moderata capacità in acqua disponibile.
Madonna dell'Ulivo Hapludalfs tipici, franco fini, misti, mesici Molto profondi, ben drenati, tessitura moderatamente fine, moderatamente alcalini, molto poveri di sostanza organica, alta capacità in acqua disponibile
S. Lucia Eutrochepts tipici, franco fini, misti, mesici Profondi, ben drenati, tessitura media, molto calcarei, molto poveri in sostanza organica, alta capacità in acqua disponibile

Tab. 2 - Caratteristiche dei suoli vitati della Collina cesenate
[1 = secondo tassonomia del suolo (1980)]


Fig. 4 - Test di preferenza applicato sui vini ottenuti da
microvinificazione delle uve di Sangiovese e Trebbiano
romagnolo della Collina cesenate.

 

Fig.5 Colline di Cesena
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Nella zonazione dei Colli d’Imola, in fase di conclusione, l’influenza del suolo sulle caratteristiche della produzione e sulla qualità dei vini è risultata significativa. Nella fig. 6 sono evidenti l’importanza dell’Unità Cartografica e dell’interazione altitudine x esposizione su produzione per ceppo, peso del grappolo e peso del legno di potatura (cioè la vigoria delle viti), mentre assume più importanza l’esposizione dei versanti sulla concentrazione di zuccheri ed antociani, i composti qualitativi delle uve.
In effetti l’Analisi della Varianza (tab. 3) mette in evidenza il peso della tessitura, del calcare attivo e della profondità utile del terreno sull’espressione dei caratteri della produzione e della vigoria del Sangiovese. Interessante ed importante rilevare l’importanza di calcare attivo e profondità utile sul livello di antociani delle uva.
Ciò è supportato anche dalla significatività delle correlazioni semplici stabilite tra argilla (%) e produzione a ceppo (negativa) e tra calcare attivo (%) e grado zuccherino del mosto (positiva).

 

Fig. 6 - Sangiovese dei Colli di Imola
Ripartizione della devianza delle variabili ambientali
(clic per ingrandire)

 

Fattore
Produzione a ceppo
Peso del grappolo
Legno di potatura
Zuccheri
Acidità
Antociani
Tessitura
**
*
**
n.s.
**
n.s.
Calcare
**
**
*
n.s.
n.s.
*
Prof. utile
**
**
n.s.
n.s.
n.s.
**
** significatività allo 0,01 %   -   * significatività allo 0,05 %   -    n.s. non significativo

Tab. 3 - ANOVA su alcune caratteristiche dei suoli per i caratteri vegeto-produttivi e qualitativi
del Sangiovese nei Colli d’Imola

 

N
Produz. a ceppo
(kg)
Peso del grappolo (g)
Legno di potatura
(kg)
Zuccheri (°Brix)
 
Acidità t. (g/L)
 
Antociani (mg/kg)
 
Tessitura   
FL 
115
8.0 a
329 a 
1.08 a
20.1
7.0 a
802
FAL
187
6.2 b
296 b
0.75 b
21.8
6.5 b
1112
Calcare
0–6 % 
94
6.2 a
326 a 
0.94 a 
20.0
6.7
 792 a
7–10 % 
96
6.3 a
337 a 
0.88 b 
21.0
7.1
 992 b
11–14 %
112
7.9 b
281 b
0.82 b
21.8
6.8
1238 c
Prof. utile
mod. elevata 
52
7.5 a
249
0.72
22.1
6.7
1341 a
elevata 
147
6.8 b
321
0.93
20.5
7.2
   974 b
molto elevata
103
6.7 b
332
0.88
21.2
6.5
   864 b

Tab. 4 - Produzione, vigoria e qualità del mosto del Sangiovese
in funzione di alcune caratteristiche dei suoli dei Colli d’Imola
(lettere diverse indicano medie statisticamente differenti per p=0.05 al test S-N-K)


Fig. 7 - Colli d’Imola, Sangiovese 2003

 

in definitiva… nei Colli d’Imola il Sangiovese del 2003 fornisce vini …

più graditi meno graditi
ma anche con
+ struttura
+ colore

con uve provenienti da suoli:
• calcarei > 10% c.a.
• con profondità utile moderata
• con argilla (> 32%)


ma anche con
- struttura
- colore

con uve provenienti da suoli:
• non calcarei < 3% c.a.
• con profondità utile elevata
• con poca argilla (< 25%)

 

Anche nei Colli di Parma, territorio anch’esso sottoposto a zonazione viticola, la Malvasia di Candia aromatica fornisce un vino più riconoscibile, più fresco e più fruttato se ottenuto con uve provenienti dai suoli “Fontana”, calcarei e con elevata profondità utile (fig. 8).

Fig. 8 - Colli di Parma Malvasia di Candia aromatica 2004

 

In definitiva, da ogni lavoro di zonazione viticola, passato o presente, emerge prepotente l’influenza del suolo sulle caratteristiche produttive della vite, su maturazione e qualità delle uve e sulla riconoscibilità e gradevolezza dei vini da esse ottenuti.

 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2006