La zonazione vitivinicola in Piemonte.
Gli esempi del Barolo e del Barbera d’Asti
 
Igor Boni
IPLA-Istituto Piante da Legno e Ambiente- Settore Suolo
Corso Casale 476, Torino
Email: ipla@ipla.org
 
 

 

Dalla metà degli anni ‘90, l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha promosso due progetti di zonazione vitivinicola, che hanno visto il pieno coinvolgimento del Settore Suolo dell’IPLA spa: “Le terre del Barolo” (1994-1998) e “Le terre del Barbera d’Asti” (1995-2000).

Per affrontare il tema del rapporto complesso che intercorre tra suolo, clima, vite, uva e vino, si è scelto di applicare un approccio il più possibile multidisciplinare costituendo un ampio gruppo di lavoro formato dalle seguenti componenti tecnico-scientifiche:

•         Regione Piemonte – Assessorato all’Agricoltura: coordinamento progetto e analisi climatica;

•         IPLA spa: rilievi e cartografie pedologiche e analisi fisico-chimiche dei suoli;

•         CNR: studio ampelografico;

•         Università degli studi di Torino: studio fenologico e agronomico colturale, analisi chimica di mosti e vini, analisi statistica;

•         Istituto Sperimentale dell’Enologia del MIPAF: analisi sensoriale ed analisi statistica;

•         Vignaioli Piemontesi: collaborazione sul campo per l’analisi viticola ed enologica.

Gli obiettivi dei due lavori, oltre la valorizzazione delle produzioni vitivinicole e l’acquisizione di maggiori conoscenze sulle variabili che influenzano la qualità del vino, erano centrati sull’individuazione e quantificazione degli elementi territoriali in grado di differenziare i vini e sulla creazione di uno strumento aggiornato di orientamento, rivolto a chi opera nel settore.

Per ciò che riguarda in particolare l’apporto della pedologia, ci si attendeva innanzi tutto di individuare le principali tipologie di suolo coltivate a vigneto in Piemonte e definire caratteri e qualità del suolo che influenzano le produzioni; inoltre c’era da affrontare la sfida di sperimentare una metodologia di lavoro integrata con esperti di altre discipline, tentando al contempo di trasferire le conoscenze pedologiche alle altre componenti scientifiche del progetto (agronomi, enologi, climatologi, statistici) e ai viticoltori. Nel complesso si intendeva valorizzare l’importanza del suolo nelle produzioni vitivinicole con risultati che comprovassero l’opinione diffusa che ‘il suolo conta’.

Nello specifico, malgrado l’approccio simile che è stato adottato, i due progetti di zonazione sono relativi a due areali e a due vini completamente differenti per molti aspetti: estensione territoriale, variabilità ambientale, tipo di vinificazione e consumo.

BAROLO

BARBERA D’ASTI

poco più di 1.000 ha

Quasi 200.000 ha

omogeneità pedologica

suoli con caratteristiche molto difformi

limitato intervallo di quote, sostanziale omogeneità climatica

quote comprese tra 150 e 650 m s.l.m., forte difformità climatica

cure colturali e agronomiche relativamente uniformi

elevate differenze nella gestione dei vigneti

invecchiamento del vino di almeno tre anni

nessun invecchiamento del vino


Area del Barolo

Nel territorio di produzione del Barolo (circa 1.000 ha) è stata redatta una Carta delle Unità di Terre a scala 1:25.000, al cui interno sono state individuate 5 aree nelle quali si è proceduto ad un approfondimento dei caratteri tessiturali dei suoli. Anche sulla base delle risultanze dell’indagine pedologica sono stati selezionati 15 vigneti studio, sui quali si è proceduto alla raccolta delle uve e alle micro-vinificazioni ripetute per 3 anni.

Carta delle Unità di terre a scala 1:25.000
(clic per ingrandire)

 

I suoli dell’area derivano da litologie plioceniche, caratterizzate dall’alternanza di strati di arenaria e di marna e sono per la maggior parte classificabili tra gli Entisuoli (Typic Ustorthent), in quanto il continuo asporto di materiali in seguito ai processi erosivi non consente il procedere della pedogenesi. Le differenze tra le tipologie pedologiche sono essenzialmente da ricercare nella tessitura che dipende totalmente dal tipo di deposito presente.

 


Tipica alternanza di arenarie e marne.


Paesaggio totalmente adibito alla viticoltura, con netta prevalenza del Nebbiolo da Barolo.


Operazioni di scasso e riprofilazione delle colline all’impianto del vigneto.

 

Da segnalare su questi territori l’impatto delle operazioni di scasso effettuate periodicamente all’impianto dei nuovi vigneti, spesso associate all’installazione dei drenaggi artificiali, che movimentando quantitativi enormi di terreno sono la premessa per l’innesco di notevoli processi di erosione idrica.

Area del Barbera d’Asti

L’area del Barbera d’Asti doc occupa oltre 200.000 ha di territorio collinare; la notevole estensione è ovviamente la premessa per una variabilità ambientale molto ampia, che comprende naturalmente anche una discreta variabilità pedologica.

L’impossibilità di studiare l’intero territorio con il dettaglio utilizzato per il ‘progetto Barolo’ ha condotto il gruppo di lavoro a selezionare 5 finestre di approfondimento, situate su altrettante situazioni rappresentative di differenti realtà ambientali ed economiche, ciascuna con una estensione di circa 2.500 ha (più del doppio dell’intero areale del Barolo).

 

Area del Barbera d’Asti doc, comprendente l’intero territorio collinare
 della provincia di Asti e parte delle colline occidentali della provincia di Alessandria

 

Su ciascuna delle cinque finestre di approfondimento è stata quindi redatta una Carta delle Unità di Terre a scala 1:25.000, sul modello di quanto realizzato per l’areale del Barolo. E’ all’interno delle finestre, dove maggiori sono le conoscenze, che sono stati selezionati i 40 vigneti studio sui quali si è proceduto alla raccolta delle uve e alle micro-vinificazioni ripetute per 2 anni.

Carta delle Unità di Terre (1:25.000)  relativa alla  finestra di approfondimento
 più settentrionale, con posizionamento dei vigneti studio.
(clic per ingrandire)

 

Successivamente a questa fase si è proceduto al rilevamento pedologico dell’intero areale, estendendo il più possibile le conoscenze acquisite all’interno delle 5 finestre di approfondimento: si è così giunti alla redazione della Carta delle Unità di Terre a scala 1:50.000 di tutto il territorio del Barbera d’Asti doc.

In estrema sintesi, di seguito, si inseriscono le immagini relative ad alcune tipologie pedologiche descritte con i relativi paesaggi associati.

 

  

Typic Ustorthent, fine-silty, mixed, calcareous, mesic dei rilievi collinari a pendenze ridotte e limitati dislivelli, impostati su litologie marnose (Marne di Sant’Agata Fossili).

 

Psammentic Haplustalf, sandy, mixed, nonacid, mesic dei rilievi collinari a pendenze rilevanti e limitati dislivelli, impostati su litologie sabbiose (Sabbie del Villafranchiano – Sabbie di Asti).

 

Typic Ustorthent, corse-silty, mixed, calcareous, mesic, dei rilievi collinari a medie pendenze e limitati dislivelli, impostati su litologie ricche di limi e sabbie fini (Sabbie di Asti e Argille di Lugagnano).

 

Typic Ustorthent, fine, mixed, calcareous, mesic, dei rilievi collinari a ridotte pendenze e limitati dislivelli, impostati su litologie ricche di limi ed argille (Argille di Lugagnano e Marne di Sant’Agata Fossili).

 

Typic Haplustept, corse-loamy, mixed, calcareous, mesic, dei rilievi collinari a medie pendenze e rilevanti dislivelli, impostati su litologie caratterizzate dall’alternanza di strati arenaci (dominanti) e marnosi. (Arenarie di Serravalle).

 

Come si può osservare dal confronto tra le litologie dominanti e le tipologie pedologiche, non vi è una associazione biunivoca riconoscibile tra tipo di substrato e tessitura del suolo. Le verifiche di campo hanno infatti consentito di constatare che la formazione definita dai geologi ‘Sabbie di Asti’ non corrisponde sempre a suoli sabbiosi ma può produrre suoli con tessiture dalla sabbioso-franca, alla franco-sabbiosa, alla franco-limosa. Lo stesso si può dire per le ‘Argille di Lugagnano’ e le ‘Marne di Sant’Agata Fossili’ che producono suoli con tessiture variabili dalla franco-limosa, alla franco-limoso-argillosa, fino all’argilloso-limosa.

La notevole variabilità pedologica ed ambientale ha condotto alla creazione di oltre 100 Unità di Terre nella cartografia finale che non potevano però essere utilizzate per il confronto con le altre componenti tecniche del progetto; si è così scelto di raggrupparle in 8 ‘Sottozone pedologiche’, considerando principalmente i caratteri tessiturali, il livello di evoluzione pedogenetica e il tipo di morfologia.

Le definizioni scelte, non ortodosse, avevano lo scopo di rendere più facilmente comunicabili agli altri tecnici le principali differenze individuate dai pedologi.

Carta delle Sottozone pedologiche con relativa legenda
(clic per ingrandire)

 

I risultati ottenuti

Successivamente alle microvinificazioni e alle impegnative fasi di analisi chimiche di uve, mosti e vini, si è proceduto alla formazione di un panel di assaggiatori esperti che hanno formulato i loro giudizi sui vini derivanti da ciascuno dei vigneti studio individuati.

La parte terminale del lavoro, certamente la più problematica, ha comportato l’analisi statistica dei dati, che si è svolta parallelamente seguendo due linee di azione: l’analisi univariata e l’analisi multivariata.

Mentre rispetto al Barolo, caratterizzato da una notevole uniformità delle variabili ambientali, non è stato possibile individuare correlazioni statisticamente rilevanti, se non a livello descrittivo, diverso è stato il risultato per ciò che concerne il Barbera d’Asti.

Attraverso l’analisi univariata dei dati (ANOVA – ANalysis Of VAriance e Analisi Lineare Discriminante) è stato possibile mettere in evidenza interessanti correlazioni statistiche tra le Sottozone pedologiche individuate e i vini per i seguenti parametri: alcool, acidità titolabile, pH, contenuto di acido tartarico, grado zuccherino, presenza di antociani e flavonoidi. Come si può osservare il suolo influisce direttamente sui principali parametri del vino, condizionandone la qualità.

Di seguito si inseriscono due grafici che mettono in evidenza come per i parametri ‘alcol’ e ‘acidità titolabile’ vi sia un’ottima corrispondenza rispetto ai suoli. In particolare si osserva che a suoli più ricchi in sabbie corrispondono vini a minor grado alcolico mentre suoli più fini producono vini con un grado alcolico maggiore. Rispetto all’acidità titolabile si può notare come a suoli sabbiosi corrispondano vini ad elevata acidità mentre a suoli più ricchi in limo e argilla corrispondano vini a minor grado di acidità.

Lo stesso procedimento di confronto dei dati è stato utilizzato per trovare correlazioni statistiche tra le Sottozone pedologiche e le caratteristiche organolettiche descritte dal panel di assaggiatori. Di nuovo è stato possibile evidenziare correlazioni statisticamente rilevanti con alcuni dei principali paramentri considerati: tonalità del colore, acidità e struttura.

A titolo di esempio si forniscono i grafici relativi ai parametri ‘rosso violetto’ e ‘struttura’ dai quali si evince che il colore rosso violetto è stato rilevato soprattutto sui suoli sabbiosi mentre vi è una gradualità molto interessante nel parametro struttura, che risulta essere basso nei suoli ricchi di sabbia mentre aumenta gradualmente verso le Sottozone caratterizzate da suoli a tessiture più fini.

Di differente tenore i risultati derivanti dall’analisi multivariata dei dati (Cluster Analysis). In questo caso, per quanto riguarda i vini, la distribuzione dei campioni è risultata di tipo continuo: non è stato possibile definire alcun tipo di raggruppamento in classi omogenee e distinte, sulla base delle loro caratteristiche chimico-fisiche e sensoriali. Al contempo l’unica correlazione individuata rispetto ai suoli è la seguente: raggruppando ulteriormente le 8 Sottozone Pedologiche in due macro-Sottozone (suoli fini ricchi di calcare attivo - suoli grossolani poveri di calcare attivo) si è individuata la tendenza ad ottenere vini ricchi di tannini e più strutturati sui suoli fini e, viceversa, poveri di tannini e meno strutturati sui suoli grossolani.

In termini generali i progetti hanno contribuito alla valorizzazione delle produzioni, in particolare quella di Barbera d’Asti. Su tutti gli aspetti ambientali sono state acquisite maggiori conoscenze scientifiche in merito alle variabili che influenzano la qualità del vino ma è risultata evidente la difficoltà di quantificazione dell’influenza dei singoli parametri ambientali sul prodotto finale.

L’analisi statistica univariata ha dato risultati interessanti ma, nel complesso, è stata considerata insufficiente dal gruppo di lavoro; per contro l’analisi multivariata non è riuscita a evidenziare un significativo contributo del fattore suolo sul prodotto finale.

Restano quindi aperti alcuni interrogativi che proponiamo alla riflessione dell’intera comunità dei pedologi ma anche di tutti coloro i quali si occupano di produzioni vitivinicole:

•         Alla luce delle esperienze di zonazione, con quali criteri si può proporre un metodo che abbia un rigore statistico riconosciuto?

•         Quali sono i parametri essenziali da considerare nella zonazione vitivinicola: tessitura, calcare, radicabilità, grado evolutivo, bilancio idrico, …?

•         Di fronte alla possibilità di ‘manipolazione’ in cantina che tende ad uniformare le qualità del prodotto, quale è il vero ruolo del suolo e come si può valorizzarlo?

Certamente, per quello che ci riguarda, è necessario tendere sempre più ad un collegamento forte tra prodotto e territorio, tentando di fornire al consumatore il maggior numero di informazioni possibili sul luogo (sul suolo) dal quale proviene il vino che ci si trova sulla tavola. Con questo spirito, in accordo con un produttore di Barbera, abbiamo progettato un’etichetta con la ‘Carta delle Sottozone pedologiche’ e con la descrizione dei suoli che hanno dato origine al vino.

Un esempio che speriamo possa essere seguito da altri produttori e dalle cantine sociali.

 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2006