Valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani
 
Fabio Guaitoli - Maria Gabriella Matranga - Vito Ferraro
Regione Sicilia Assessorato Agricoltura e Foreste
Unità operativa 49: Pedologia, Cartografia tematica e Tutela ambientale
Viale Regione Siciliana 2675, 90100 Palermo
Email: agri1.pedologia@regione.sicilia.it
 
 

Introduzione

Il progetto “Valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani” è stato avviato nel 2003 dai Servizi allo Sviluppo dell’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana e mira al recupero, alla salvaguardia ed alla valorizzazione del patrimonio ampelografico regionale, per giungere all’ottenimento di vini di qualità, contraddistinti da caratteri di tipicità e salubrità e prodotti in armonia con le tradizioni e nel rispetto dell’ambiente.

E’ un progetto innovativo, sia nella metodologia di ricerca adottata sia nelle modalità di realizzazione.

Le attività sono svolte con un approccio di tipo multidisciplinare che prevede una stretta collaborazione tra Servizi allo Sviluppo ed Istituzioni di ricerca; ai Servizi allo Sviluppo compete la programmazione, il coordinamento e gran parte dell’attività sul territorio mentre le Istituzioni di ricerca coinvolte concorrono alla realizzazione delle attività scientifiche.

Le diverse istituzioni di ricerca partecipano al progetto ciascuna con specifiche competenze ed in particolare:

-  il Dipartimento di produzioni vegetali dell’Università di Milano (DiProVe) ed il Dipartimento colture arboree dell’Università di Palermo seguono l’attività di miglioramento genetico;

-  l’istituto sperimentale per la patologia vegetale del CRA (ISPAVE) di Roma segue l’attività di selezione sanitaria;

-  il Dipartimento di ingegneria e tecnologie agricole e forestali (ITAF) dell’ Università  di Palermo si occupa delle attività connesse alla caratterizzazione enologica delle varietà autoctone finalizzata alla produzione di vini di qualità;

-   la società ENOSIS collabora con il Vivaio Governativo di Viti Americane per curare la conservazione in purezza, sia genetica che sanitaria, del materiale omologato derivante dall’attività di miglioramento genetico;

-  il Consorzio sul rischio biologico in agricoltura (Co.Ri.Bi.A.)  valuta gli effetti salutistici e la sicurezza alimentare dei vini siciliani;

-  il Dipartimento di biologia e difesa e biotecnologie agro-forestali (Bi.Di.BAF) dell’Università della Basilicata segue la caratterizzazione dei lieviti autoctoni dei vitigni siciliani;

-  ci si avvale inoltre di un consulente per la comunicazione che cura il progetto Vinum Verum, con la finalità di raccogliere in un unico contenitore tutte le fasi di ricerca, di divulgazione dei risultati e delle strategie di marketing e di comunicazione ad essi abbinati.

 

Situazione attuale della viticoltura siciliana

La Sicilia è una delle poche regioni italiane ad avere aggiornato il proprio schedario viticolo e ciò ha consentito di pianificare una corretta politica di aiuti e sostegno alla viticoltura di qualità. Nel 2001 la Regione Siciliana ha predisposto ed adottato il proprio Piano regionale per la ristrutturazione dei vigneti ed in 5 anni sono stati riconvertiti o ristrutturati più di 20.000 ettari di vigneto.

Il vigneto siciliano occupa circa 140.000 ha di superficie e rappresenta il 15% dell’intera plv dell’agricoltura regionale. Come nel resto d’Italia, la viticoltura isolana è caratterizzata da una notevole polverizzazione aziendale: la maggioranza delle aziende ha infatti una superficie inferiore ai tre ettari e su un totale di 59.000 aziende solo poco più di 4000 superano i 6 ettari; le aziende che producono vino in bottiglia sono solo 450, di queste oltre 50 sono cantine sociali.

La produzione vinicola degli ultimi anni è oscillata tra i 6 ed i 7 milioni di ettolitri (1 milione e 800 mila ettolitri circa è costituito da produzioni IGT e DOC), con una netta prevalenza dei bianchi sui rossi; il 70% della produzione totale è localizzato nella sola provincia di Trapani. Negli ultimi anni il panorama varietale si è modificando in maniera sostanziale; la percentuale di vitigni bianchi si è notevolmente ridotta passando dal 75% del 2000 al 66% dei giorni nostri e si registra un sensibile aumento delle superfici coltivate con varietà autoctone, in particolare il Nero d’Avola.

 

Obiettivi e articolazione del progetto

Gli obiettivi del progetto sono in sintesi i seguenti:

  •   Recupero e valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani in termini di utilizzazione viticola, enologica e commerciale;
  •   Studio e valutazione della risposta agronomica, enologica e qualitativa dei vitigni in relazione al “terroir”;
  •   Ottenimento di cloni di vitigni autoctoni omologati ed iscrizione degli stessi nelle liste delle varietà autorizzate;
  •   Offerta ai vivaisti e quindi ai viticoltori di materiale di propagazione selezionato, di elevato potenziale qualitativo e con adeguato stato sanitario;
  •   Studio degli effetti salutistici e della sicurezza alimentare dei vini siciliani

Il raggiungimento di questi obiettivi prevede l’articolazione del progetto in varie linee di ricerca:

  1. Selezione genetica
  2. Recupero e conservazione della biodiversità
  3. Selezione sanitaria
  4. Controlli chimici, molecolari e ricerche enologiche
  5. Potenziamento e rilancio del Vivaio governativo di viti americane e del “Nucleo di premoltiplicazione” della Regione siciliana
  6. Zonazione viticola
  7. Studio degli effetti salutistici dei vini siciliani
  8. Caratterizzazione genetica e tecnologica di microrganismi autoctoni dei vitigni siciliani
  9. Progetto Vinum Verum

 

1 - Selezione genetica

Il miglioramento genetico della vite per selezione clonale, attuata secondo i moderni canoni di pressione selettiva debole, è uno strumento fondamentale per analizzare le diverse caratteristiche dei vitigni posti in selezione. Nel caso del progetto di valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani l’intera piattaforma ampelografica dell’Isola, composta da venti vitigni tradizionali, è stata sottoposta ad un’accurata analisi genetica. L’attività di selezione genetica è stata condotta infatti sia per le varietà a diffusione regionale, sia per quelle di interesse locale e prevede l’identificazione di diversi “presunti cloni” per ciascun vitigno in esame, la loro collocazione in vigneti sperimentali e le successive indagini, agronomiche ed enologiche, indispensabili all’adempimento delle normative che regolano l’attività di selezione clonale nel nostro paese.

I due gruppi di vitigni autoctoni sottoposti a selezione genetica sono i seguenti:

Autoctoni di interesse regionale

Catarratto, Frappato, Grecanico, Grillo, Inzolia, Nero d’Avola, Nerello mascalese.

Autoctoni di interesse locale

Albanello, Alicante, Carricante, Corinto, Damaschino, Perricone, Malvasia di Lipari, Minnella bianca, Moscato bianco, Nerello cappuccio, Nocera, Zibibbo.

La prima fase di indagine è durata circa trenta mesi, durante i quali è stata sondata in maniera molto accurata la variabilità intravarietale di ciascuno dei vitigni oggetto della ricerca. Lo studio della variabilità insita in ciascun vitigno costituisce infatti il presupposto fondamentale per la corretta realizzazione della selezione clonale mediante pressione selettiva debole. Questa metodica prevede l’individuazione di cloni rappresentativi della variabilità intravarietale con caratteristiche complementari fra loro; attraverso il loro uso in miscela è possibile ottenere nel vigneto il massimo delle performance evitando i rischi di erosione genetica e migliorando la stabilità dei risultati. Questa fase del progetto ha comportato un impegno notevole poiché le ricerche si sono svolte sull’intero territorio regionale coinvolgendo circa 500 aziende dislocate in 84 comuni di 8 province; inizialmente sono state individuate circa 7000 piante da cui successivamente si è arrivati a selezionare oltre 3500 ceppi considerati rappresentativi della variabilità intravarietale dei vitigni posti in selezione; le caratteristiche morfologiche del grappolo, dell’acino e della foglia di ciascun ceppo sono state catalogate sia attraverso la compilazione di apposite schede, sia tramite immagini fotografiche. Questa raccolta di informazioni su ogni singolo ceppo ha permesso di valutare la variabilità morfologica rilevata e successivamente di classificare e riunire le differenti tipologie morfologiche osservate in biotipi. Ciò permetterà di mantenere anche successivamente una certa variabilità intravarietale riducendo il più possibile i fenomeni di erosione genica che sono insiti nei metodi di miglioramento genetico mediante selezione clonale. Attualmente sono stati individuati 94 ceppi con caratteristiche sanitarie tali da permettere il proseguimento dell’iter che porta all’omologazione clonale. Per i “presunti cloni”, validi dal punto di vista agronomico ed enologico e risultati sanitariamente idonei, sarà fatta richiesta di omologazione. Non tutti i vitigni autoctoni tradizionali sono rappresentati nei 94 potenziali cloni, dato che per alcuni di essi (Frappato, Damaschino, Minnella Nera, Malvasia delle Lipari e Zibibbo) non sono stati individuati ceppi con caratteristiche sanitarie sufficienti per la richiesta di omologazione clonale; per queste varietà per le quali non è possibile reperire materiale sanitariamente valido è previsto il risanamento dei “presunti cloni” che presentano buone caratteristiche agronomiche ed enologiche per cui si sta procedendo con tecniche di risanamento quali la termoterapia in vivo e la coltura dei meristemi apicali.

 

2 - Recupero e conservazione della biodiversità

Il recupero e la conservazione della biodiversità della piattaforma ampelografica siciliana è un’altra importante finalità che il progetto si propone. Questa attività prevede la classificazione delle varietà autoctone identificate attraverso ricerche storiche, ampelografiche, agronomiche, enologiche, analisi molecolari, nonché la loro successiva conservazione in campi di raccolta del germoplasma. L’attività condotta sino ad oggi ha portato alla segnalazione di oltre 250 piante in rappresentanza di circa 80 “vitigni antichi” attualmente in fase di identificazione mediante indagini molecolari per verificare tutti i casi di omonimie e sinonimie.

Numerose notizie storiche fanno emergere chiaramente come il patrimonio di vitigni autoctoni siciliani sia molto più ricco di quello che oggi noi conosciamo.

I più antichi ritrovamenti di reperti che indicano il consumo di vino in Sicilia già nel XVII-XIV sec a.C. Nell’VIII sec a.C. i greci introducono pratiche colturali e vitigni come ad esempio il Grecanico, il Grecaù ecc..

Durante la dominazione romana (III sec. a.C. – V sec. d.C.) si assiste alla progressiva espansione della coltivazione della vite e delle esportazioni. In seguito con l’avvento del Cristianesimo (IV-V sec. d.C.) e la dominazione bizantina (585-872) si ha ulteriore sviluppo della viticoltura.

Nel periodo della dominazione araba (872-1061) si registra un incremento della produzione dell’uva da mensa

Nei secoli successivi diversi autori (Nicosia, Geremia, Caruso, Cupani, Mendola e Calcara) descrivono numerosi vitigni. In particolare Mendola realizza una collezione ampelografica (poi andata distrutta) con oltre 1500 vitigni italiani e stranieri, e Calcara descrive per Pantelleria le varietà: Cataratta, Greca di vigna, Blasco, Pignatello, Catamiscu, Moscatello, Nano, Virduni, Uva di paradisu, Racina virdi, Caleo, Zibibbo, Insolia, Bildè, Uva di Salemi, Buttuna di Gallo, Trivolti, ecc..

Nel 1880 si ha la segnalazione della fillossera in Sicilia e nel 1888 la costituzione del Regio Vivaio Governativo di Viti Americane

A partire dalla fine dell’800 (inizio della ricostituzione post-fillosserica) si assiste in tutto il territorio siciliano ad un impoverimento della piattaforma ampelografica ed alla scomparsa di numerosi vitigni antichi.

Di seguito sono riportati alcuni dei vitigni autoctoni antichi individuati a rischio scomparsa, cosiddetti “reliquia”; si tratta di un elenco in continuo aggiornamento in base ai risultati dell’analisi genetica

Vitigni autoctoni antichi (reliquia)

Alzano

Coda di volpe

Giacchè

Minnella nera

Precoce

Sultanina

Arbanello

Cori di palummu

Grecaù o Bracaù

Montonico nero

Preventivo

Tallone

Barbarossa

Cornicchiola

Grossonero

Moscato nero

Prunesta

Tintorè o Ibisu

Barbera

Cutrera

Inzolia nera

Muscatedda

Racina di vento

Tremal

Bottone gallo

Diretto

Lacrima di Maria

Muscatidduni

Racinedda

Usiriotu

Bruntisi nero

Dolcetta

Leanfurtisi

Nivureddu

Recunu

Verbo rosso

Bufania

Dunnuni

Lievusu

Nizzucca

Regina

Visparola

Canina

Fiore d’arancio

Lucignola

Olivetta

Rosata

Vitraruolo

Carnuffino

Franchitieddu

Maiulina

Oriddru

Rucignola

Zibibbo nero

Castagnola

Francisi

Malvagia

Orisi

Scassabutti

Zu' Matteo

Catanese nero

Fumusa

Marsigliana

Palermitano

S. di Troia

Zuccarato

Cessalà

Gamay

Minnavacchina

Pignolo

Sparo virdisi

 

 

3 - Selezione sanitaria

La selezione sanitaria è strettamente connessa a quella genetica. L’attività relativa a questa parte del progetto, rispondente ai requisiti richiesti dalle norme vigenti in tema di produzione di materiale di propagazione viticolo certificato, riguarda:

  •  selezione sanitaria di campo mediante analisi visiva;
  •  saggi di accertamento dello stato fitosanitario: analisi sierologiche (ELISA), molecolari (RT-PCR) e saggi su indicatori biologici;
  •  produzione materiale virus-esente attraverso tecniche di risanamento (termoterapia e coltura di apici vegetativi);
  •  omologazione dei “presunti cloni” risultati idonei.

Per realizzare queste attività si è provveduto alla costituzione di vigneti sperimentali che hanno la duplice funzione di raccolta del germoplasma e di confronto per l’omologazione clonale. I campi sono stati individuati nel 2004 in due differenti aree geografiche della Sicilia, al fine di valutare le risposte agronomiche ed enologiche in due ambienti diversi, e sono stati realizzati nella primavera del 2005, in seguito alla caratterizzazione pedologica e climatica; si tratta di due campi estesi circa 10 ha ciascuno: uno è ubicato nel territorio di Comiso (Ragusa) con la funzione di raccolta del germoplasma, l’altro è sito nell’area di Marsala (Trapani) ed è utilizzato per la raccolta del germoplasma e per le attività legate all’iter per l’omologazione dei cloni

Le indagini inizieranno nel 2007 con l’entrata in produzione dei due vigneti e termineranno nel 2009, secondo quanto previsto dalla legislazione corrente.

 

4 - Controlli chimici, molecolari e ricerche enologiche

Questa linea di ricerca riguarda la caratterizzazione enologica basata sullo studio della composizione varietale delle uve e relative microvinificazioni nonché sullo studio dell’influenza delle caratteristiche ambientali e colturali sulla sintesi dei metaboliti primari e secondari da parte dei vitigni e dei biotipi individuati. Gli studi sono effettuati nel laboratorio di controllo e ricerca appositamente realizzato presso il Centro regionale di ricerche enologiche di Marsala, previa definizione di protocolli enologici destinati ad esaltare il livello qualitativo dei vini siciliani prodotti con uve autoctone. Il laboratorio è dotato di strumentazione analitica avanzata e comprende una sezione di analisi molecolari indispensabile sia per le ricerche delle influenze ambientali sia per la caratterizzazione di lieviti, batteri enologici ed eventuali altri agenti che interessano la vite e il vino. Sono previste anche ricerche nel campo della sicurezza alimentare, con particolare attenzione alle micotossine, alle ammine biogene ed ai metalli pesanti. Da precedenti indagini è risultato che i vini siciliani contengono quantità di ocratossina A* sempre inferiori ai limiti di legge fissati dall’Unione Europea (2 ppb) e nel 50% dei vini analizzati il contenuto di questa micotossina risulta essere al di sotto del limite di quantificazione strumentale pari a 0,02 ppb, smentendo la presunta relazione diretta tra climi caratterizzati da temperature elevate e presenza di ocratossina A

* L’ocratossina A (OTA) è una micotossina presente in svariate prodotti agricoli e di origine animale sottoposti a conservazione; il vino risulta dopo i cereali il secondo alimento a maggior apporto di OTA nella nostra alimentazione. L’OTA è al momento l’unica micotossina rilevata nell’uva e nei sui derivati;

 

5 - Potenziamento e rilancio del Vivaio governativo di viti americane e del “Nucleo di premoltiplicazione” della Regione siciliana

Il Vivaio governativo di viti americane è costitutore di 14 varietà di portinnesti con 68 cloni di particolare pregio (gruppo Paulsen e Ruggeri), nonché produttore di barbatelle franche di categoria “base” per i vivaisti che intendono impiantare propri campi di piante-madri-portinnesti e barbatelle innestate di Zibibbo categoria “certificate”.

Nell’ambito del progetto, il Vivaio governativo curerà la conservazione in purezza, sia genetica che sanitaria, del materiale omologato; provvederà inoltre alla premoltiplicazione dei cloni meritevoli di diffusione, da cui poi produrre materiale di base da destinare ai vivaisti.

 

6 - Zonazione viticola

Uno dei principali obiettivi che si intende perseguire è la riqualificazione dell’offerta vitivinicola attraverso lo strumento della Zonazione Viticola. Si ricorda brevemente che l’obiettivo della Zonazione è individuare e delimitare gli ambienti più adatti per le produzioni vitivinicole di qualità, ma soprattutto comprendere quali sono i meccanismi ambientali che intervengono nel conferire alle uve i principali caratteri di pregio enologico. Allo stesso tempo si individua come obiettivo di grande importanza anche la riduzione dei costi di produzione, attraverso l’adozione, ove possibile, di tecniche colturali innovative ed ecosostenibili.

In relazione al livello di dettaglio degli studi pedologici ed agli obiettivi che si intendono perseguire abbiamo distinto diverse modalità di zonazione:

Microzonazioni:

  •  Dimensioni: livello aziendale
  •  Scala cartografica: grande dettaglio (1:5.000 o più grande)
  •  Finalità: supporto tecnico per le decisioni dell’impresa vitivinicola
  •  Target: azienda vitivinicola

Mesozonazioni:

  •  Dimensioni: comprensori ampi (es. DOC)
  •  Scala cartografica: dettaglio (1:25.000)
  •  Finalità: supporto tecnico alle decisioni
  •  Target: cantine sociali

Macrozonazioni:

  •  Dimensioni: livello provinciale o regionale
  •  Scala cartografica: piccola (1:100.000, 1:250.000)
  •  Finalità: conoscitive e/o di programmazione
  •  Target: Pubblica Amministrazione

L’intervento della Pubblica Amministrazione è finalizzato alla Macrozonazione ed alla Mesozonazione, poiché l’obiettivo che l’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste si è posto è quello di ampliare la piattaforma delle conoscenze necessarie per la pianificazione e la gestione del territorio e fornire un valido supporto tecnico alle cantine sociali, generalmente ubicate nei comprensori dove la viticoltura costituisce il comparto agricolo trainante e che attualmente attraversano una preoccupante crisi economica.

Attualmente ci si sta concentrando sulla Mesozonazione e le attività si svilupperanno secondo un protocollo che prevede le seguenti azioni:

  •  rilevamenti pedologici e climatici nelle aree a maggior interesse vitivinicolo;
  •  individuazione delle unità di paesaggio più rappresentative e scelta delle varietà e dei vigneti guida;
  •  individuazione dei “vigneti guida” dando priorità ai vigneti da cui sono stati prelevati i “presunti cloni“;
  •  studio interazione vitigno x ambiente (influenza dell’ambiente sulla fisiologia della pianta);
  •  rilievi di tipo vegeto-produttivo (fenologia, dati produttivi, curve di maturazione, analisi mosti);
  •  microvinificazioni delle uve prodotte per almeno un triennio;
  •  analisi sensoriale volta a descrivere le caratteristiche visive, aromatiche e gustative al fine di evidenziare le note sensoriali peculiari che il vitigno fornisce negli ambienti indagati;
  •  realizzazione di un “Manuale d’uso del territorio” in cui sono indicate, alla luce delle informazioni derivanti dalle indagini territoriali (rilevamenti pedologici, studi climatici,attività di zonazione), le modalità di impianto e gestione dei vigneti più opportune per il produttore e per l’indotto. Il manuale costituisce il documento che permette di trasferire alle imprese agricole le innovazioni acquisite con il progetto e di perseguire i seguenti obiettivi:

    •   ottimizzare il rapporto vitigno/ambiente di produzione;
    •   favorire la gestione ecocompatibile del vigneto ed il  conseguente incremento della sua valenza paesaggistica;
    •   incrementare il valore del “prodotto vino” e del territorio di produzione del quale il vino è espressione di tipicità e unicità;
    •   diffondere il concetto di “qualità globale” intesa anche come difesa del suolo e dei valori estetici e culturali del territorio.

La prima fase delle attività di zonazione viticola prevede la caratterizzazione dei suoli in alcuni importanti comprensori vitivinicoli ed attualmente, grazie al progetto “Cartografia pedologica in scala 1:25.00 di supporto alla zonazione viticola” finanziato dal MiPAF con i Programmi Interregionali, sono stati realizzati rilevamenti pedologici nelle seguenti aree:

  •   Territorio della DOC “Menfi” (12.000 ettari)
  •   Territorio della DOC “Contea di Sclafani” (8.500 ettari)
  •   Territorio della DOC “Delia Nivolelli” (8.600 ettari)
  •   Territorio della DOC “Sciacca” (8.000 ettari)
  •   Territorio della DOC “Etna” (23.000 ettari)

 

 

Per il periodo 2006-2009 sono stati programmati nuovi rilevamenti pedologici per circa 90.000 ettari nelle seguenti aree:

  •   Territorio della DOCG “Cerasuolo di Vittoria”
  •   Territorio della DOC “Alcamo”
  •   Territorio delle DOC “Sambuca di Sicilia”

Nelle aree già rilevate si stanno avviando le attività di zonazione che verranno poi estese alle aree in cui sono stati programmati ulteriori rilevamenti pedologici.

 

7 - Studio degli effetti salutistici dei vini siciliani

L’attività relativa a questa parte del progetto si concentra sulla valutazione degli effetti salutistici; in dettaglio saranno analizzati gli effetti terapeutici ed antitumorali dei composti a struttura stilbenica (trans-resveratrolo e piceatannolo), la loro concentrazione nelle uve autoctone siciliane e la correlazione tra il loro contenuto ed alcune variabili quali l’ambiente di coltivazione, le pratiche colturali del vigneto, i metodi di produzione del vino ed i fattori genetici rappresentati dal vitigno. Gli stilbeni sono composti sintetizzati dalla vite in condizioni di stress determinate da fattori biotici, per esempio infezioni fungine, e abiotici come le radiazioni UV, le ferite o gli eccessi termici. In particolare il trans-resveratrolo svolge anche una funzione di antiaggregante piastrinico antinfiammatorio, vasodilatatore ed antiossidante; il piceatannolo svolge un’attività biologica simile, ma agisce a concentrazioni più basse rispetto al trans-resveratrolo e risulta molto attivo nei confronti delle leucemie.

Dalle prime indagini è emerso che questi composti risultano presenti nella maggior parte dei vini rossi siciliani per fattori legati sia alla natura dei vitigni che alle tecniche agronomiche adottate ed alle caratteristiche pedologiche e climatiche degli areali di coltivazione. In particolare il vino prodotto dal vitigno autoctono Perricone è risultato al momento quello con i livelli più alti di trans-resveratrolo, cis-resveratrolo, resveratrolo totale e piceatannolo, con valori raggiunti solo in vini californiani prodotti da vitigni sperimentali.

 

8 - Caratterizzazione genetica e tecnologica di microrganismi autoctoni dei vitigni siciliani

Il progetto prevede anche studi e ricerche sui microrganismi autoctoni dei vitigni siciliani. E’ ampiamente dimostrato che ceppi differenti di lieviti vinari, metabolizzando i costituenti del succo d’uva, producono numerosi composti volatili in grado di influenzare l’aroma e il flavour di un vino in maniera significativa. In questo contesto, la selezione di ceppi di lievito starter autoctono in grado di dominare la fermentazione è diventata la chiave di lettura della moderna vinificazione.

La salvaguardia del patrimonio genetico dei lieviti autoctoni siciliani non è l’unico obiettivo di questa linea di ricerca, che mira anche alla caratterizzazione dei lieviti naturali dell’uva della specie vinaria più importante, Saccharomyces cerevisiae, focalizzando l’interesse su due dei più importanti vitigni siciliani, il Nero d’Avola e l’Inzolia, con l’obiettivo di individuare la migliore combinazione clone-ceppo di lievito.

 

9 - Progetto Vinum Verum

È stata prevista infine una precisa strategia comunicativa che, giocando intorno al concetto verità, ha visto il lancio del concetto di Vinum Verum.

Come sostiene Andrea Zanfi, consulente per la comunicazione del progetto ed ideatore della campagna, “Vinum Verum non è una semplice definizione o un logo, ma è un grande contenitore, dove la memoria si sposa con la scienza e con la comunicazione di un patrimonio vitivinicolo perpetuatosi miracolosamente nel tempo, così prolifico come pochi altri al mondo il quale appartiene alla Sicilia come ad essa appartengono i templi, il mare e gli Dei. La Sicilia è partita dalla verità di ciò che doveva comunicare, ricercando proprio nel linguaggio della storia sillogismi che potessero accostarla alla grande tradizione che il vino ha su questa Isola. Il vino avvicina, in questa chiave, a una sorta di verità inconfutabile che si nasconde in una pianta di vite nata in Sicilia e da sempre geneticamente memore del territorio”. Il progetto cercherà infatti di raccontare la verità sulle origini della viticoltura in Sicilia con la sua memoria vitivinicola, cercando di collegare queste componenti storiche all’idea progettuale di valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani con l’intento di costruire un unico contenitore capace di racchiudere ogni singola fase di ricerca e di sviluppo dei programmi scientifici, di divulgazione dei risultati e delle strategie di marketing e di comunicazione ad essi abbinati.

 

 

 

 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2006