Emilia-Romagna: dalla conoscenza del suolo alla qualità del vino
 
Carla Scotti
I.TER - progettazione ecologica del territorio p.s.c.a r.l. - Bologna
Email: scotti@pedologia.net
 
 

In Emilia-Romagna da diversi anni si studia come la conoscenza del suolo possa contribuire alla qualità del vino. In particolare il Servizio di Sviluppo del Sistema Agro-alimentare della Regione Emilia-Romagna, con la collaborazione dell’ Università Cattolica S.C. di Piacenza, I.TER, CRPV e ASTRA, ha realizzato diversi progetti di zonazione viticola che hanno interessato la maggior parte delle zone DOC della regione. A questi progetti hanno collaborato anche il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli e il Servizio Metererologico di ARPA.
Lo studio delle relazione tra suolo e vino avviene tramite una zonazione del territorio che consiste nell’individuare zone omogenee relativamente ai risultati dell'interazione tra vitigni (produzione quali-quantitative delle uve e del vino) ed ambiente pedo-climatico. Lo studio di zonazione consiste nella caratterizzazione pedologica, climatica, biologica, agronomica e nutrizionale di un territorio, per individuare e descrivere i fattori ambientali e colturali che concorrono nel determinare la produttività, la composizione dell'uva e la qualità del vino.
Il lavoro si basa su un gruppo interdisciplinare che prevede l’azione complementare di pedologi,agronomi, esperti in viticoltura ed enologi ed è composto da tecnici, funzionari e sperimentatori dei seguenti Enti:

  • ASTRA Innovazione e Sviluppo
  • CRPV
  • Consorzi di Tutela
  • I.TER
  • Servizio Sviluppo Sistema Agro-alimentare
  • Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli
  • Servizio Metereologico-ARPA
  • Servizi Provinciali Agricoltura
  • Tecnici Viticoli (produttori e cantine)
  • Università Cattolica S.C. di Piacenza

In sintesi la zonazione viticola si articola nelle seguenti fasi, distinte concettualmente, ma
parzialmente sovrapposte temporalmente:

  • il rilevamento pedologico finalizzato alla stesura di una cartografia pedologica di
    semidettaglio (1:50.000) che interessa r le aree di interesse viticolo;
  • la scelta, il rilevamento e la caratterizzazione pedologica dei siti sperimentali che devono
    essere rappresentativi dei principali tipi di suolo e dei vitigni e delle forme di allevamento
    delle zone vitate studiate; la corretta scelta dei siti sperimentali è fondamentale per ottenere risultati validi e rappresentativi ed è un’attività che impegna sia i pedologi che i tecnici sperimentatori viticoli;
  • la raccolta dei dati sperimentali viticoli, agronomici ed enologici per almeno tre annate; in
    ciascun vigneto sperimentale vengono eseguiti l’ indagine climatica, lo studio della dinamica di maturazione delle uve (determinazione di zuccheri, pH, acidità totale, acidi
    tartarico malico,citrico ), la valutazione dei parametri vegeto-produttivi della pianta (vigoria, produzione per ceppo, peso medio del grappolo, n° di grappoli x ceppo) e in alcuni casi anche una indagine enologica sui vini ottenuti tramite microvinificazione delle uve (analisi chimiche, analisi sensoriali);
  • interpretazione e valutazione dei dati in relazione agli attributi dell'ambiente di produzione
    ed in particolare del suolo, con la stesura di indicazioni gestionali e produttive.

Nella tabella di seguito sono riportati il numero dei siti e i relativi vitigni studiati nel corso delle
zonazioni realizzate in Emilia-Romagna.

 

progetti
n° siti
sperimentali
vitigni
Zonazione viticola colli piacentini
24
Gutturnio, Barbera
Zonazione viticola colli parmens
10
Barbera, Malvasia di Candia
Zonazione viticola pianura Reggio Emilia
8
Ancellotta, Salamino, Marani
Zonazione viticola colli Reggio Emilia
14
Malvasia
Zonazione viticola pianura modenese
10
Sorbara, Salamino,
Grasparossa
Zonazione viticola colli modenesi
9
Grasparossa
Zonazione viticola colli bolognesi
12
Pignoletto
Zonazione colli imolesi
12
Sangiovese, Albana
Zonazione viticola Romagna
in corso
Sangiovese, Albana
Zonazione viticola Bosco Eliceo
10
Fortana
totale
109
 

 

Lo studio delle zonazioni in Emilia-Romagna è ormai al termine e sono in corso d’opera le
elaborazioni finali volte all’interazione tra suolo e risposta produttiva delle uve e del vino.
In prima analisi si è verificata la rispondenza tra la risposta qualitativa delle uve e del vino collegata ad alcuni caratteri del suolo, quali tessitura, profondità utile alle radici, e contenuto in calcare.
E’ evidente la relazione tra contenuto di calcare e colorazione del vino, struttura e intensità dei profumi: infatti nei suoli con assente o basso contenuto di calcare si ottengono uve con minor grado zuccherino e vini con colorazione e struttura meno intense; viceversa nei suoli con elevato contenuto di calcare attivo le uve hanno un maggior grado zuccherino, un maggior contenuto di polifenoli e i vini risultano ben strutturati e con colorazione più intensa. Questo in particolare si è verificato anche nei suoli di pianura in diversi vitigni di Lambrusco (Marani, Salamino, Sorbara, Grasparossa) in cui, tra l’altro, essendo il fattore esposizione assente si può effettivamente confrontare l’influenza dei soli caratteri del suolo (a parità di forma di allevamento, vitigno e gestione agronomica). Si è verificato anche che in suoli con tessitura simile ma con diverso grado di contenuto di calcare attivo l’influenza di questo carattere risultata particolarmente evidente.
Nei suoli a tessitura fine (argillosi) si hanno problemi di crescita delle piante, problemi di gestione colturale (necessità di opere di drenaggio per favorire lo sgrondo delle acque) e minore produttività ottenendo però uve con un buon grado zuccherino e buon contenuto in polifenoli. Le situazioni maggiormente equilibrate tra tecniche agronomiche e risposta quanti-qualitativa si ottengono comunque nei suoli a medio impasto e ben drenati.
Nel territorio collinare si è evidenziata anche una relazione in funzione della profondità utile alle radici: dove sono presenti limitazioni di approfondimento radicale (presenza di strato roccioso) e di conseguenza i suoli hanno minori riserve d'acqua, il vino risulta più profumato.
Per quanto riguarda la disponibilità di ossigeno per le piante, cioè l’evidenza o meno di problemi di ristagno d’acqua nel suolo, si è attualmente riscontrato che dove vi sono limitazioni per problemi di ristagno idrico e idromorfia vi è un immediato e ovvio riscontro nella necessità di attivare idonee pratiche colturali. In suoli con problemi di idromorfia quindi vi è una maggiore difficoltà di sviluppo , crescita e produttività delle piante ma non si hanno ancora dati condivisi sull’ effetto nei riguardi della qualità delle uve.
Oltre agli studi di zonazione viticola, in Emilia-Romagna sono attivi studi volti ad individuare i
caratteri del suolo che influenzano la crescita dei principali portinnesti della vite. Infatti in funzione del concetto che il suolo è uno dei principali fattori che si deve prendere in considerazione quando si intende realizzare un nuovo vigneto e per scegliere il tipo di portinnesto maggiormente idoneo, il Servizio Sviluppo Sistema Agro-alimentare, I.TER, CRPV, ASTRA e Università Cattolica S.C. di Piacenza da anni collaborano nello studio delle relazioni fra suolo e vite”. Il gruppo di lavoro coinvolge oltre ai tecnici e sperimentatori degli Enti sopraccitati i principali esperti vitivinicoli che operano nel territorio regionale. Al fine infatti di rendere “trasparente” e “condivisibile” la metodologia di produzione delle carte dei suoli applicate alla coltivazione della vite è stato opportunamente elaborato un primo schema di valutazione che prende in esame i caratteri del suolo funzionali in grado di condizionare direttamente la crescita della vite. L’inizio del lavoro è consistito quindi in un primo confronto tecnico per l’elaborazione di uno schema impostato in riferimento alle esperienze sperimentali maturate in ambito regionale e ad indicazioni desunte da bibliografia. Grazie all’applicazione di tale schema incrociato con le caratteristiche dei suoli, descritte dalle Carte dei Suoli in scala 1:50.000 (Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli - Regione Emilia-Romagna) per il territorio di pianura e in scala 1:250.000 (Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli - Regione Emilia-Romagna) per il territorio di collina e montagna, è stato possibile realizzare una prima bozza di carta applicativa in scala circa 1:350.000 per tutta la regione. I portinnesti su cui si è lavorato sono 420A, 1103 Paulsen, Kober 5BB, Golia e SO4. Il lavoro svolto dal gruppo interdisciplinare ha permesso di condividere l’interesse e l’utilità della produzione di carte che
colleghino le caratteristiche dei suoli alla crescita della vite; la consapevolezza è che si tratti di un progetto che richiede ulteriori interscambi soprattutto in campo visitando impianti di vite in suoli diversi al fine di validare e verificare l’idoneità dello schema di valutazione e delle carte prodotte.

 



Carta delle limitazioni pedologiche dei principali portinnesti di vite su 420 A
(clic per ingrandire)

 



Metodo di lavoro utilizzato per produrre le
carte delle limitazioni pedologiche dei principali portinnesti di vite su 420 A

(clic per ingrandire)

 

 

Discussione dei risultati
La zonazione può avere diversi obiettivi: individuare le zone più vocate nelle quali estendere i vigneti, investire in cantine, individuare le tipicità ed uniformare le tipologie enologiche, delimitare le sottozone da inserire nel disciplinare per l'uso del nome in etichetta, valorizzare i vini con un programma di marketing,ottimizzare le scelte della viticoltura (tecniche d'impianto e colturali) al fine di esaltare la tipicità della denominazione d'origine. I viticoltori sono ovviamente i primi fruitori dell'ottimizzazione delle interazioni tra vitigni ed ambiente, in quanto la zonazione concede loro maggiori possibilità di una scelta oculata in fase di impianto del vigneto. Lo studio del suolo e delle sue interazioni con vite e vino è di interesse anche per tutti coloro che, a vario titolo, si occupano di assistenza tecnica ai viticoltori: conoscendo più approfonditamente la variabilità espressa da un territorio in termini di produttività dei singoli vitigni, di vigoria e capacità vegetativa, di precocità delle fasi fenologiche, si può intervenire in modo più mirato con fertilizzazioni, intensità e qualità di alcuni interventi agronomici (potature verdi, gestione del suolo, scelta di portinnesti).
In Emilia-Romagna lo studio delle zonazioni ha praticamente interessato tutte le aree DOC ed è in corso di ultimazione; ora l’impegno del gruppo di lavoro è quello di far conoscere i risultati e di confrontarsi con i potenziali fruitori degli studi. Si tratta di un compito non meno impegnativo rispetto agli studi fino ad oggi realizzati perché è proprio grazie a una buona informazione e al confronto con i fruitori che lo studio della zonazione assume la sua rilevanza: quello di essere realmente utilizzabile e condivisibile per poter migliorare
le scelte tecniche e produrre vini di maggiore qualità.

 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2006