Il carbonio organico negli ecosistemi agrari e forestali del Piemonte: misure ed elaborazioni
 
Fabio Petrella e Mauro Piazzi
IPLA, Corso Casale n° 476 - 10132 Torino. (petrella@ipla.org, piazzi@ipla.org)
 
 

Viene presentata una sintesi dei risultati ottenuti dalle analisi, misure ed elaborazioni riguardanti il contenuto di carbonio nei suoli e nelle foreste del Piemonte eseguiti dall’IPLA in circa 10 anni.

Il lavoro è stato realizzato attraverso l’elaborazione dei dati provenienti dal Sistema Informativo Pedologico, dall’Inventario Forestale Regionale e dal monitoraggio della stazione eddy covariance della rete di Carboeurope, sita al Parco Regionale "La Mandria".

Per rappresentare lo stock di carbonio nei suoli del Piemonte è stata redatta la Carta del Carbonio Organico nei Suoli, contenuto nel topsoil (0-30 cm), espresso in volume percentuale ed in peso.

La cartografia presentata a Bologna (fig.1) è disponibile in rete all’indirizzo: http://www.regione.piemonte.it/agri/suoli_terreni/suoli1_250/atlante_carto.htm

Figura 1

 

Una prima ripartizione (Tab. 1) secondo le tre principali morfologie indica che il 60% dello stock di carbonio si trova nei suoli montani (circa 105Mt), circa il 30% nei suoli di pianura (circa 51Mt) e il resto nei suoli collinari (circa 19Mt).

Tabella 1: Contenuto di carbonio nei suoli (0-30 cm)

 

Media
C %

Ettari
Suolo

Ettari
Totali

t C

t/ha unità

COLLINA

1,15

428.781

454.398

19.145.648

42

MONTAGNA

3,10

936.829

1.145.641

104.672.189

91

PIANURA

1,58

935.939

1.073.460

51.424.884

48

PIEMONTE

2,08

2.174.699

2.526.996

175.242.721

69

 

La media per ha di superficie di montagna è quasi doppia rispetto alla pianura (91t/ha contro 48), così rispecchiando il rapporto fra valori percentuali: infatti il carbonio nei suoli montani è in media il 3,1% contro l’1,58% della pianura.

Questi dati portano alle seguenti considerazioni:

  1. In assoluto le riserve dei suoli in Piemonte sono più elevate di quelle delle foreste: infatti dall’inventario forestale (Tab. 2) risulta uno stock attuale di 80Mt su una superficie di 993.355 ha, contro uno stock dei suoli di 175Mt (Tab. 1) su una superficie di poco più di 2 milioni di ha, riferito al solo topsoil (0-30 cm). Se consideriamo lo stock globale, cioè riferito anche al subsoil, il conteggio supera le 250Mt.

 

Tabella 2: Gli stock di carbonio nelle aree forestali in piemonte

 

Forestry
Surface

aboveground
carbon

belowground
carbon

dead
carbon

litter
carbon

soil
carbon

global
carbon

 

ha

t

t

t

t

t

t

tot

993.355

54.439.361

10.676.643

7.277.099

6.811.345

78.806.300

158.010.749

t/ha

 

54,8

10,7

7,3

6,8

79,3

159

 

 

  1. Considerando i valori medi ad ettaro, nei suoli forestali, soltanto nel topsoil, vi sono 91tC/ha, volume maggiore del dato di biomassa, necromassa e lettiera, che è pari a poco meno di 80tC/ha (Tab. 2). Se si considera anche il subsoil le differenze crescono ulteriormente.
  2. Il dato medio di carbonio per la montagna è decisamente elevato, se si ripartisse per l’uso avremmo valori ancora più alti per i pascoli.
  3. In pianura i dati di carbonio espressi in sostanza organica riferiti alle comuni tabelle di fertilità sono da considerare valori di media dotazione
  4. In collina si registrano i valori più bassi di sostanza organica (O.M.=1,97%), anche se compresi sempre nella classe di media dotazione. Ciò è dovuto alle zone viticole che sono ancora più scarse (C%<1), compensate dai maggiori valori di carbonio nelle aree collinari boscate.

Successivamente a dati e valutazioni sugli stock di carbonio, sono stati riportati i dati più significativi delle misure e monitoraggi effettuati da IPLA per valutare l’incremento di carbonio negli ecosistemi naturali piemontesi.

Il confronto ha riguardato tre diversi tipi di dato:

  1. Dati di bilancio globale di ecosistema mediante tecnica eddy-covariance
  2. Dati di incremento mediante modelli matematici
  3. Dati di incremento da misure mediante campionamento del suolo

Dai tre sistemi è stato possibile derivare una serie di informazioni di confronto utili a verificare l’affidabilità delle varie metodologie utilizzate, ottenendo risultati congruenti fra loro e in linea con dati ed elaborazioni provenienti da progetti internazionali (Carboeurope).

In particolare l’elaborazioni dei dati dell’inventario regionale forestale (Tab. 3) forniscono dati di incremento medio globale pari a 3t C/ha/anno, ripartito in 1,86 tC/ha/anno per la biomassa, necromassa e lettiera e 1,28t C/ha/anno per il suolo.

Tabella 3: Incrementi di carbonio nelle aree forestali periodo 2008-2012

 

biomass

 Dead
Mass

 Litter

Soil carbon

Total

 

Above
Ground

Below
Ground

 

t/ha

t/ha

t/ha

t/ha

t/ha

t/ha

2008

1,36

0,26

0,18

0,07

1,31

3,18

2009

1,36

0,26

0,18

0,07

1,29

3,16

2010

1,35

0,26

0,18

0,07

1,28

3,14

2011

1,35

0,26

0,18

0,07

1,27

3,13

2012

1,34

0,26

0,18

0,07

1,26

3,11

media

1,35

0,26

0,18

0,07

1,28

3,14

 

 

La stazione de "La Mandria" indica per gli anni 2003 e 2004 un incremento medio globale di 2,9 t C/ha/anno (Tab. 4).

 

Tabella 4: Bilancio netto del carbonio

anni

2003

2004

NEE gC/m2

-349

-244

NEE tC/ha

-3,5

-2,4

 

 

Infine il suolo dell’impianto di arboricoltura di Trino realizzato in camere di risaia 10 anni fa, assorbe 2,8t C/ha/anno (Tab. 5).

 

Tabella 5: Il Delta del contenuto di carbonio nel suolo impianto di arboricoltura  Trino Vercellese (VC)

 

C %
0-30 cm

Densità

C
t/ha

Delta C
t/ha/anno

Arboricoltura
2005

1,62

1,15

56

+2,8

Risicoltura
1995

0,72

1,30

28

 

 

 

In conclusione si possono trarre le seguenti considerazioni:

  1. Il suolo è il maggiore deposito di carbonio terrestre e, insieme alla foresta, costituisce un’ecosistema con un bilancio attivo in assorbimento di CO2.
  2. Il suolo agrario ha il potenziale più alto di assorbimento di CO2: un aumento di 1% di C in un suolo con un incremento netto annuo di 0,9t/ha significherebbe, per un’area vasta come la collina viticola piemontese, la crescita in dieci anni dello stock di 20Mt.
  3. E’ necessario attivare monitoraggi ed eseguire bilanci del carbonio nei sistemi agrari per validare scenari previsionali di maggiore affidabilità.
  4. E’ importante promuovere la certificazione delle quote carbonio non solo in ambito forestale ma anche agrario, previa la definizione di efficienti metodologie di controllo e la verifica degli assorbimenti netti dei sistemi.
 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2005