Il Protocollo di Kyoto
 
Mirella Miniaci
Regione Emilia-Romagna. Servizio Risanamento atmosferico, acustico, elettromagnetico (mminiaci@regione.emilia-romagna.it)
 
 
 

clic per ingrandireL'atmosfera della terra è composta da azoto per il 78%, ossigeno di 21% e 1% altri gas, fra i quali l'anidride carbonica (CO2) che rappresenta appena 0,03 - 0,04%. Tuttavia, essa ed alcuni altri gas presenti nell'atmosfera, hanno la caratteristica di assorbire la radiazione termica.
Questi gas sono conosciuti come gas serra poiché, analogamente a ciò che succede in una serra essi trattengono la radiazione termica mantenendo una temperatura media terrestre di 15 °C.

Senza i gas serra, la temperatura media sarebbe approssimativamente di -20°C.

Ma le attività dell'uomo, soprattutto la produzione di energia ottenuta bruciando materiali fossili come carbone e petrolio, fanno aumentare la concentrazione dei gas serra presenti nell'atmosfera, in particolare la CO2, facendo aumentare la temperatura della superficie della terra e dell'atmosfera e producendo un aumento antropico dell'effetto serra naturale.

Inoltre, le capacità "naturali" di assorbimento della CO2 da parte delle foreste e degli oceani sono in grado di sottrarre all'atmosfera ed immagazzinare solo circa la metà delle emissioni antropogeniche globali, il resto si accumula in atmosfera e vi permane per periodi medi compresi fra un minimo di 5 anni e varie decine di anni; proprio questo accumulo provoca l'effetto serra "aggiuntivo" all'effetto serra "naturale". E', quindi, ben evidente come la presenza dei gas serra in un rapporto equilibrato influenzi decisamente la possibilità di vita.

Con i cambiamenti del clima si producono e si produrranno effetti ed impatti di varia entità, alcuni dei quali gravi ed irreversibili. Le maggiori conseguenze negative saranno subite da quei sistemi ambientali, ecologici, sociali ed economici che sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici.

In pochi anni, l'effetto serra è passato da tema di ricerca scientifica a problema ambientale, economico e sociale di primo piano, e oggi la comunità scientifica non ha più dubbi: l'effetto serra è una minaccia reale.

Gli esperti dell' IPCC [1] (Intergovernmental Panel on Climate Change) sono convinti che i cambiamenti del clima globale sono già in atto e che i futuri cambiamenti climatici saranno ormai inevitabili, dal momento che esistono lunghi tempi di ritardo fra cause ed effetti nei processi climatici.

Per contrastare questo fenomeno è stata sottoscritta a Rio de Janeiro nel 1992 sotto l'egida della Nazioni Unite la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) [2] .

La Convenzione ha l'obiettivo della stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche dei gas serra ad un livello tale da prevenire pericolose interferenze delle attività umane con il sistema climatico ed indica le modalità per raggiungere questo obiettivo tra cui:

  1. Le strategie di attuazione:
    che devono riguardare sia la prevenzione delle cause antropogeniche dei cambiamenti climatici (strategia di mitigazione), sia la prevenzione delle conseguenze negative e dei danni causati dai cambiamenti climatici (strategia di adattamento);
  2. Le priorità di attuazione:
    i paesi industrializzati, che sono i maggiori responsabili dell'inquinamento del pianeta, devono assumere il ruolo guida ed attuare per primi impegni ed obblighi;
  3. La tipologia degli impegni:
    gli impegni non devono riguardare le sole azioni di protezione del clima ma devono comprendere impegni che aiutino lo sviluppo dei paesi più poveri;
  4. La tipologia delle azioni:
    le azioni principali da svolgere riguardano la riduzione delle emissioni antropogeniche dei gas serra e l'aumento degli assorbitori naturali di tali gas serra, la diminuzione della vulnerabilità territoriale e socio economica ai cambiamenti del clima, ma riguardano anche quelle integrative che spaziano dal settore economico (creazione di opportuni fondi e di opportune forme di cooperazione internazionale), al settore tecnologico (trasferimento di nuove tecnologie, di know-how), al settore scientifico (la ricerca sui cambiamenti del clima, le osservazioni climatiche) fino ad arrivare al settore della comunicazione e della partecipazione dei cittadini (formazione, informazione).

Per dare attuazione agli impegni contenuti nella Convenzione UNFCCC è stato istituito un organo definito «Conferenza delle Parti» (COP), al quale spetta, anche, il compito di controllare l'effettivo svolgimento delle azioni per il raggiungimento degli obiettivi della UNFCCC.

Nell'ambito della Conferenza delle parti del 1997 è stato firmato, il primo accordo internazionale con valenza legale che impone la riduzione dei gas ad effetto serra: il Protocollo di Kyoto [3] .

Il Protocollo, sulla base del principio di comuni, ma differenziate responsabilità, impegna i paesi industrializzati ad una riduzione dei sei principali gas ad effetto serra (CO2, CH4, N2O, HFC, PFC, SF6) rispetto ai valori del 1990 complessivamente del 5,2% durante il primo "periodo di adempimento" dal 2008 al 2012.

Il Protocollo di Kyoto stabilisce che i seguenti paesi (Allegato B) riducano le loro emissioni di gas ad effetto serra come mostra la seguente tabella.

Paesi

Target di emissione (riduzione percentuale delle emissioni di gas ad effetto serra entro il periodo 2008-2012 rispetto all'anno 1990

EU15, Svizzera, Liechtenstein, Monaco, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia

-8%

USA

-7%

Canada, Giappone, Ungheria, Polonia

-6%

Croazia

-5%

Nuova Zelanda, Federazione Russa, Ucraina

0

Norvegia

+1%

Australia

+8%

Islanda

+10%


clic per ingrandirePer la sua entrata in vigore, il Protocollo richiedeva la partecipazione di almeno 55 dei partecipanti, corrispondenti ad almeno il 55% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990.

Alcuni tra i maggiori produttori di gas serra, tra cui Stati Uniti, Cina, India e Australia, non hanno ancora sottoscritto il trattato, considerandolo un freno al proprio sviluppo industriale ed economico. A causa del mancato rispetto di questi requisiti, il Protocollo è entrato in vigore solo lo scorso 16 febbraio, a seguito della ratificazione della Russia che ha portato a coprire la maggior parte delle emissioni di gas ad effetto serra.

Per ridurre tali  le emissioni il Protocollo di Kyoto prevede che gli stati firmatari prendano alcune misure:

  • Miglioramento dell'efficienza energetica in tutti i settori dell'economia nazionale;
  • Protezione e miglioramento dei meccanismi di rimozione e raccolta dei gas ad effetto serra, tenuto conto degli impegni assunti con accordi internazionali ambientali, promozione di metodi sostenibili di gestione forestale, rimboschimento e imboschimento;
  • Lo sviluppo di fonti rinnovabili per la produzione di energia e di nuove tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni e compatibili con l'ambiente;
  • La promozione dell'agricoltura sostenibile, avendo considerato i cambiamenti climatici;
  • Riduzione progressiva, o eliminazione graduale, delle imperfezioni del mercato, incentivi fiscali, esenzioni tributarie, sussidi, che siano contrari all'obiettivo della Convenzione;
  • La limitazione e la riduzione delle emissioni di metano dalle discariche di rifiuti e dagli altri settori energetici;
  • L'applicazione di misure fiscali appropriate per disincentivare le emissioni di gas serra.

Per raggiungere i succitati obiettivi sono stati stabiliti, inoltre, tre "meccanismi flessibili" basati sul mercato:

  • Joint Implementation (JI), che consiste di azioni comuni tra i paesi industrializzati (quelli citati nell'Allegato I del Protocollo di Kyoto);
  • Clean Development Mechanism (CMD), meccanismo di cooperazione con i paesi in via di sviluppo o di nuova industrializzazione che comprende investimenti in tecnologie pulite nei paesi in via di sviluppo (Paesi non compresi nell'Allegato I);
  • International Emissions Trading (IET), il commercio internazionale di quote di emissione di gas ad effetto serra.

Questi ultimi dovranno essere applicati unitamente alle azioni nazionali per contribuire all'attuazione degli impegni presi per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Scopo di questi strumenti è permettere ai paesi industrializzati di raggiungere i loro obiettivi grazie allo scambio di quote di emissioni e ottenere crediti realizzando progetti per la riduzione delle emissioni in altri paesi.

Il principio su cui poggiano questi tre meccanismi è che le emissioni di gas serra sono un problema mondiale e che il luogo dove vengono effettuate tali riduzioni è di importanza secondaria. In tal modo, gli abbattimenti possono essere realizzati dove i costi sono minimi, almeno nella fase iniziale della lotta ai cambiamenti climatici.

 

L'Unione europea e l'attuazione del Protocollo di Kyoto

L'Unione Europea ha sempre considerato il Protocollo di Kyoto come il miglior strumento disponibile per avviare il programma di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, perciò ha sempre scelto la strada dell'impegno, a partire dai negoziati che hanno portato alla definizione dello stesso, fino all'adozione delle misure di attuazione concreta dei meccanismi di riduzione.

Con la decisione 2002/358/Ce [4] , l'UE ha ratificato il Protocollo di Kyoto, e ha posto come obiettivo il deposito congiunto degli strumenti nazionali di ratifica dei Paesi dell'Unione Europea presso gli organi competenti delle Nazioni Unite, entro il 1 giugno 2002. I singoli contributi alla riduzione delle emissioni sono stati differenziati in considerazione delle aspettative di crescita economica, della situazione in materia di energia e della struttura industriale di ciascuno Stato membro.

Con tale decisione, l'impegno europeo alla riduzione dell'8%, articolato in obiettivi nazionali fra gli Stati membri come riportato nella tabella seguente, sono divenuti giuridicamente rilevanti.

TARGET DI KYOTO PER I PAESI DELL'UE-15

Periodo 2008-2012

Austria

-13%

Belgio

-7.5%

Danimarca

-21%

Finlandia

-

Francia

-

Germania

-21%

Grecia

+25%

Irlanda

+13%

Italia

- 6.5%

Lussemburgo

-28%

Olanda

-6%

Portogallo

+27%

Spagna

+15%

Svezia

+4%

Regno Unito

-12.5%

L'UE ha fatto seguire al recepimento del Protocollo di Kyoto un importante provvedimento finalizzato a monitorare i fattori di generazione dei gas serra [5] .

Le informazioni trasmesse ogni anno alla Commissione sono necessarie per poter valutare i progressi effettivamente realizzati per l'assolvimento degli impegni assunti nell'ambito della Convenzione e del Protocollo di Kyoto.

Provvedimento complesso che ha richiesto la successiva adozione della decisione della commissione del 10 febbraio 2005 [6] che istituisce le modalità di applicazione della decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ad un meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il Protocollo di Kyoto [notificata con il numero C(2005) 247]

L'altra azione di grande spessore avviata dalla UE è stata la decisione di implementare un sistema europeo di commercio di quote di emissione di gas ad effetto serra, decisione che è entrata in vigore prima del Protocollo stesso. Il 13 ottobre 2003 è stata, infatti, adottata la Direttiva 2003/87/CE [7] [8] che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio sulla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento da fonte industriale. La Direttiva, generalmente chiamata Direttiva Emission Trading (Direttiva ET), stabilisce la creazione di un sistema di commercio di quote di emissione di gas ad effetto serra a livello Europeo. Il sistema viene implementato in due periodi:

  • 2005-2007 - implementazione di un sistema di commercio di quote di emissione di gas ad effetto serra a livello europeo;
  • 2008-2012 - apertura del mercato a livello mondiale nel contesto del Protocollo di Kyoto e possibilità di utilizzo dei meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto (JI e CDM).

La Direttiva ET, che costituisce il primo esempio mondiale di mercato che coinvolge più stati e riguarda circa 12.000 impianti, corrispondenti a quasi la metà delle emissioni di CO2 in Europa, stabilisce la necessità per i gestori degli impianti interessati (attività energetica, lavorazione dei metalli ferrosi, industria dei prodotti minerari ed alcune attività del settore della carta) di essere in possesso di un'autorizzazione per le emissioni di alcuni gas ad effetto serra a partire dal 1° gennaio 2005 (La Direttiva fornisce, tra le definizioni di cui all'art. 3, quella dei gas ad effetto serra, ovvero quelli indicati nel suo Allegato II [9] , tutti oggetto del sistema di scambi, anche se inizialmente gli scambi riguardano le sole emissioni di CO2).

Queste autorizzazioni, insieme alle informazioni sugli impianti, consentono di elaborare i piani di allocazione delle quote. L'assegnazione dà vita ad un mercato dei permessi grazie al quale i gestori possono ottenere permessi aggiuntivi o vendere i permessi in surplus. L'ET Europeo è infatti un sistema “cap and trade” che stabilisce un “tetto” massimo di emissioni corrispondenti alle emissioni totali consentite per un determinato periodo, e poi autorizza il commercio delle quote di emissione tra i partecipanti. Al termine di ogni anno i partecipanti devono restituire un numero di quote pari alle loro emissioni annuali verificate. Le emissioni in eccesso verranno sanzionate, mentre nel caso in cui le emissioni siano inferiori alla quantità di quote è possibile tenere il surplus di quote per gli anni successivi o commercializzarle.

Ogni Stato Membro è tenuto ad elaborare e consegnare alla Commissione un Piano Nazionale di Allocazione (PNA) delle quote in modo da dimostrare i lavori che si stanno svolgendo per implementare l'ET e in modo che la Commissione possa controllare il processo di distribuzione delle quote.

L'UE ha poi adottato la Direttiva 2004/101/CE [10] , nota anche come Direttiva Linking, che istituisce un collegamento diretto tra il sistema europeo di scambio delle quote di emissione istituito con la Direttiva ET e gli altri due meccanismi flessibili: Joint Implementation (JI) e e Clean Development Mechanism(CDM).

Con questo strumento, le imprese europee incluse nel sistema ET per adempiere agli obblighi imposti dall'applicazione nazionale della Direttiva ET possono anche ricorrere ad investimenti in progetti di riduzione delle emissioni in altri paesi..

La Direttiva ET ha quindi preparato l'UE allo scambio internazionale delle quote che secondo gli accordi di Marrakech, prevede che per partecipare allo scambio Stato deve:

  • essere una parte del Protocollo di Kyoto;
  • avere una quota assegnata di emissioni;
  • avere impostato un sistema nazionale di stima delle emissioni;
  • aver predisposto un registro nazionale per contabilizzare i movimenti delle quote [11] ;
  • elaborare annualmente l'inventario delle emissioni.

 

L'Italia e l'attuazione del Protocollo di Kyoto

L'Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto con la legge 1 giugno 2002, n. 120 [12] . La legge contiene anche il piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra che illustra come la situazione italiana sia particolare visti gli standard di efficienza energetica che sono già molto alti rispetto al resto dell'Europa.

In Italia le emissioni attribuibili al settore industriale ed energetico sono il 52% delle emissioni totali, quelle del settore dei trasporti e civile del 33%.

La seguente tabella illustra la situazione delle emissioni di gas serra nel 1990:

missioni settoriali di gas serra in Italia nel 1990

settori

Mt CO2 eq.

%

Energia

145,3

28

Industria

124,2

24

Trasporti

105,8

20

Civile

70,2

13

Agricoltura

51,8

10

Rifiuti

13,7

3

Altro

10

2

Totale

521,0

100

L'Italia, con la delibera CIPE  137/98 [13] aveva individuato le attività  ed i relativi obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra

Azioni nazionali per la riduzione
delle emissioni dei gas serra

Mt CO2
2002

Mt CO2
2006

MtCO2
2008-2012

aumento di efficienza nel parco termoelettrico

-4/5

-10/12

-20/23

riduzione dei consumi energetici nel settore dei trasporti

-4/6

-9/11

-18/21

produzione di energia da fonti rinnovabili

-4/5

-7/9

-18/20

riduzione dei consumi energetici nei settori industriale / abitativo / terziario

-6/7

-12/14

-24/29

riduzione delle emissioni nei settori non energetici

-2

-7/9

-15/19

assorbimento delle emissioni di co2 dalle foreste

   

(-0,7)

Totale

-20/25

-45/55

-95/112


A seguito della ratifica effettuata dalla UE con la decisione 2002/358/CE l'Italia ratifica anch'essa il Protocollo ed avvia un processo di revisione del proprio piano nazionale per la riduzione dei gas serra che ha una prima revisione nel 2002 e poi la successiva nel 2004, che è più nota con la sigla PNR2004.

L'obiettivo dell'Italia del 6.5% rispetto ai dati del 1990 significa che l'Italia non potrà eccedere il valore di 487,1 Mt CO2 eq. per il periodo 2008-2012.

Tenuto conto che dal 1990 le emissioni sono cresciute ulteriormente, l'obiettivo è certamente difficile da raggiunger come è ben evidenziato dalla seguente tabella che illustra la situazione, come descritta nel piano nazionale, per le emissioni e gli scenari di riduzione per il periodo 2008-2012 (Mt CO2 eq.).

Scenario tendenziale

579,7

Scenario di riferimento

528,1

Obiettivo di emissione

487,1

Ulteriore riduzione necessaria per il raggiungimento dell'obiettivo di Kyoto

41,0

L' ulteriore riduzione di 41 Mt CO2 eq., necessaria per rispettare gli impegni di Kyoto, dovrebbe essere raggiunta tramite progetti CDM e JI, strumenti sui quali l'Italia a causa delle limitate possibilità di riduzione nel settore energetico e industriale ha puntato in modo molto forte ponendo l'adozione della Direttiva Linking come elemento indispensabile per il raggiungimento dei propri obiettivi.

La recente approvazione, del piano nazionale di allocazione delle quote di emissione da parte della Commissione con la decisione C(2005)1527, pur presentando ancora diversi problemi attuativi apre la strada alle imprese italiane per investire in progetti CDM e JI e per aiutare le imprese nella valutazione dei progetti il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha attivato un servizio di assistenza.

Il coinvolgimento delle Regioni nella predisposizione degli strumenti nazionali legati all'utilizzo dei meccanismi flessibili è stato nullo, fatto decisamente negativo che certamente non aiuterà l'Italia per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Tuttavia le Regioni non sono state certamente inerti e vista la natura intersettoriale del problema, la loro azione si è sviluppata nella ricerca di una risposta integrata a livello delle politiche messe in atto per la riduzione dei diversi fattori di pressione.

 

La Regione Emilia-Romagna e l'attuazione del Protocollo di Kyoto

Il Programma triennale regionale di tutela ambientale (PTRTA) "Piano di azione ambientale per un futuro sostenibile ai sensi della L.r. n. 3/99" è stato impostato secondo questo approccio intersettoriale che è alla base della politica di sviluppo sostenibile indicata dall'Unione Europea con il V programma d'azione in materia ambientale e confermata con il VI programma approvato nel 2002.

Il PTRTA disegna lo sviluppo sostenibile della nostra Regione e indica le politiche ambientali da attuare nei diversi ambiti di attività. In materia di cambiamento climatico, i settori principalmente interessati sono: l'Ambiente, l'Energia, l'Agricoltura, l'Edilizia ed i Trasporti.

Settore Ambiente

L'azione svolta per affrontare il cambiamento climatico si inserisce nelle iniziative attuate dalla Regione Emilia-Romagna per la tutela della qualità dell'aria con particolare attenzione alle aree urbane.

Tale politica, avviata sin dal 1998 con l'approvazione del "Protocollo d'intesa tra la Regione Emilia-Romagna, i Comuni capoluogo di provincia per la gestione coordinata degli stati di attenzione e di allarme degli inquinanti atmosferici", è proseguita attraverso l'adozione di apposite linee di indirizzo, con l'armonizzazione degli obiettivi locali con quelli nazionali di contenimento delle emissioni previsti dai protocolli attuativi della Convenzione di Ginevra sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero, dal Protocollo di Kyoto relativo alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, recepito dalla legge 1 giugno 2002, n. 120, e dalle direttive europee sul contenimento delle emissioni.

Tali linee hanno fornito agli Enti locali gli indirizzi necessari alla definizione dei piani e programmi per il risanamento, la tutela ed il mantenimento della qualità dell'aria.

Tra le iniziative messe in campo sono da segnalare:

- gli Accordi di Programma per il miglioramento della qualità dell'aria che la Regione ha sottoscritto con le Province, i Comuni capoluogo e quelli con popolazione superiore a 50.000 abitanti nel 2002, 2003, 2004 e 2005;

- l'Accordo di Programma Ministero dell'Ambiente e Regione in tema di ambiente, mobilità sostenibile ed energia, ai fini della realizzazione di misure strutturali idonee a realizzare progressive condizioni di avvicinamento e di rispetto degli obiettivi di qualità dell'aria fissati dall'Unione Europea. Tale Accordo, concordato con il Ministero dell'Ambiente, non si è mai concretizzato;

- delibera del consiglio n. 250 del 26 settembre 2001 "Programma Triennale Regionale di Tutela Ambientale" denominato "Piano di azione ambientale per un futuro sostenibile"

- D.G.R. n° 804 del 15/05/2001 Approvazione linee di indirizzo per l'espletamento delle funzioni degli Enti locali in materia di inquinamento atmosferico di cui agli artt. 121 e 122 della L.R. 21 aprile 1999, n. 3 "Riforma del sistema regionale e locale"

- D.G.R. n° 43 del 12/01/2004 Aggiornamento delle Linee di indirizzo per l'espletamento delle funzioni degli Enti locali in materia di inquinamento atmosferico (artt. 121 e 122, L.R. 3/99) gia' emanate con atto di Giunta regionale 804/01

- la Legge regionale sull'inquinamento luminoso che ha, tra gli obiettivi prioritari, quello della riduzione dei consumi energetici attraverso l'ottimizzazione e la razionalizzazione degli impianti di illuminazione, con conseguente effetto sulla riduzione delle emissioni clima-alteranti.

Settore Energia

L'Emilia-Romagna, per la sua industrializzazione e urbanizzazione, si caratterizza per consumi elettrici pro capite elevati (più alti della media nazionale: 5.428 contro 4.527 kWh/ab) ed in forte crescita (tasso medio di sviluppo dei consumi elettrici 1989-99: più 38% contro più 27% circa della media italiana).

La Regione, dopo la conclusione dell'iter della Legge quadro per l'energia , si è dotata di un proprio essenziale strumento approvando; a dicembre del 2004; il testo di legge sulla programmazione energetica territoriale "Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia". Tra gli obiettivi prioritari: attuare il Protocollo di Kyoto e raggiungere l´autosufficienza.

Ridurre di 5 milioni e 600 mila tonnellate entro il 2010 le emissioni di anidride carbonica. E´ questo l'obiettivo del Piano di risparmio energetico della Regione Emilia Romagna, che pone al centro i temi del risparmio, della valorizzazione delle fonti rinnovabili e del rispetto dell'ambiente.

Per promuovere un uso più razionale dell´energia nelle città e nelle abitazioni sono previsti incentivi a favore della bioarchitettura, sottotetti recuperati a fini abitativi senza ulteriori oneri purché adeguatamente coibentati, contatori singoli obbligatori anche negli impianti di riscaldamento centralizzati per "premiare" chi nella propria abitazione riesce a consumare di meno, pannelli solari ed altri sistemi di riscaldamento "ecologici" obbligatori in tutte le nuove abitazioni superiori ai mille metri quadrati. E ancora: nuovi, rigorosi, standard prestazionali di rendimento energetico che dovranno essere recepiti dai regolamenti edilizi comunali, certificazione energetica di tutti gli edifici pubblici, obbligo per Comuni e Province di prevedere per i nuovi insediamenti abitativi, accanto alle tradizionali opere di urbanizzazione le nuove "reti energetiche" per il teleriscaldamento e la cogenerazione.

La Regione ha promosso, in collaborazione con Legambiente, con le Province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara il progetto “Riviera Solare - centrale fotovoltaica della costa emiliano-romagnola con un obiettivo prioritario: dimostrare che non solo è possibile coniugare economia, turismo e ambiente, ma che questo rappresenta la strada più efficace per la qualificazione del nostro sistema costiero

Diffondere l'uso dei pannelli fotovoltaici lungo la costa emiliano-romagnola. Partendo dagli stabilimenti balneari, dagli alberghi e dalle colonie

Intendendo con esso cogliere due esigenze: dare un contributo, concreto e fattibile, alla riduzione dei gas serra in atmosfera e contemporaneamente qualificare ulteriormente l'offerta turistica della nostra costa”. Permettendo inoltre di raddoppiare l'energia fotovoltaica prodotta in Italia”.

L'iniziativa si inserisce nell'ambito del GIZC , il Programma per la gestione integrata delle zone costiere, le cui linee guida sono state di recente approvate dal Consiglio regionale. Recependo le più avanzate indicazioni dell'Unione Europea sui sistemi costieri, il GIZC rappresenta l'innovativo strumento per riorientare verso la sostenibilità economica-sociale e ambientale tutte le attività che interessano la costa emiliano-romagnola.

Il progetto “Riviera solare” rivolge un'attenzione primaria agli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti in atmosfera previsti dal Protocollo di Kyoto, prevede l'installazione di pannelli solari sui tetti dei bagni della riviera, degli alberghi e delle colonie. L'obiettivo è quello di arrivare ad una potenza installata di 24 MW. a emissioni zero. Per raggiungere lo stesso risultato di produzione elettrica annuale con una centrale a carbone si rilascerebbero in atmosfera ben 28 mila tonnellate di CO2 (anidride carbonica), 200 tonnellate di SO2 (anidride solforosa) e 80 tonnellate di NOx (ossidi di azoto), 15 tonnellate di polveri sottili.

In termini economici l'investimento può ripagarsi in 20 anni, ma perché questo avvenga – “è condizione necessaria che il governo dia seguito agli impegni assunti con il DLgs 387/2003 che ha recepito la Direttiva Europea sulle fonti rinnovabili, varando i decreti attuativi, in attesa dal giugno scorso, che dovranno definire le tariffa incentivanti per il kWh prodotto da fonte solare.

Per la progettazione esecutiva e la prime realizzazioni del Progetto, la Regione Emilia-Romagna ha destinato circa 5 milioni di euro. Si tratta di risorse nell'ambito del Piano di azione ambientale 2004-2006 destinate all'avvio del programma di attuazione delle Linee Guida per la Gestione Integrata delle Zone Costiere.

Infine occorre segnalare l'attuazione della conversione di quasi tutte le centrali ad olio combustibile, presenti nel territorio, (altamente inquinanti e poco efficienti) in impianti a metano e a ciclo combinato, realizzate con le migliori tecnologie secondo quanto indicato dalle direttive europee.

Settore Agricoltura

Il Piano regionale di Sviluppo Rurale 2000-2006 (PRSR), adottato dalla Regione Emilia-Romagna nel corso del 2001, costituisce lo strumento di programmazione regionale degli interventi di sviluppo rurale e risponde alle disposizioni comunitarie in materia di politica agricola. L'elemento chiave del Piano, che ha ricevuto l'approvazione della Commissione europea, è la formazione di un'evoluzione differenziata delle diverse realtà agricole presenti in regione, grazie alla valorizzazione dei punti di forza specifici di ciascuna di esse e ad un'integrazione virtuosa tra tutela dell'ambiente e sviluppo socio-economico. Sono infatti previste misure ed azioni specifiche orientate a favorire la diffusione di sistemi di produzione a basso impatto ambientale che comprendono anche la riduzione di emissioni di CO2, azioni orientate a contenere l'emissione di "gas serra" (metano, ammoniaca) negli allevamenti zootecnici e interventi atti a favorire la selvicoltura (boschi permanenti e imboschimento dei terreni non agricoli) che costituiscono un indubbio contributo al contenimento della CO2.

Settore Edilizia

Negli ultimi 10 anni sono stati emanati diversi provvedimenti che hanno consentito di migliorare le prestazioni energetiche delle abitazioni: dalla normativa tecnica per l'edilizia residenziale pubblica ai contributi concessi per interventi di risparmio energetico negli edifici.

Con la D.G.R. n° 387 del 18/03/2002 sono state approvate le “Prime disposizioni concernenti il coordinamento dei compiti attribuiti agli Enti locali in materia di contenimento dei consumi di energia negli edifici ai sensi del comma 5, art. 30 del D.Lgs 112/98”. Vale la pena ricordare che l'atto riprende le importanti iniziative avviate dalla Regione per dare attuazione al DPR 412/93. In particolare l'allestimento dell'Osservatorio Energetico regionale con la funzione di rilevazione, monitoraggio, elaborazione, aggiornamento e gestione dei dati attinenti alle "best practices" e "best technologies" di uso razionale dell'energia e risparmio energetico.

Nel gennaio 2004 è stato avviato il terzo programma per la produzione di energia fotovoltaica.

I risultati che si prevede di raggiungere con tale programma insieme a quelli garantiti dai due programmi precedenti (2002 e 2003), è di oltre il 23% dell'obiettivo fissato dal Piano Energetico Regionale che delinea uno sviluppo del fotovoltaico nell'arco di dieci anni pari a 8.000 chilowatt di potenza installata.

Settore Trasporti

Il Piano Regionale Integrato dei trasporti (PRIT), che la regione ha pubblicato nel 2000 e il cui orizzonte temporale è fissato al 2010, ha fondato la sua strategia sul perseguimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

Alle aree urbane è assegnato il compito più ambizioso, consistente nella diminuzione del 21,5% delle emissioni di CO2 , in relazione a un decremento del consumo di energia del 12,6%.

Attraverso gli strumenti legislativi della programmazione regionale e locale, unitamente allo sviluppo di una politica concertata di regolazione e di sostegno agli investimenti (accordi di programma per la qualità dell'aria e della mobilità) la Regione e gli Enti locali sono impegnati a rispondere anche agli obiettivi di contenimento delle sostanze inquinanti secondo le più recenti direttive comunitarie sul controllo delle emissioni dei trasporti.

Regione, Province e Comuni dell'Emilia-Romagna hanno assunto, secondo il principio di sussidiarietà, responsabilità e compiti precisi anche con riferimento alle linee d'azione tracciate dal Libro Bianco sulla politica europea dei trasporti e nel soddisfare le esigenze sottolineate dal Libro Verde sull'approvvigionamento energetico.

Per attuare concretamente questa politica, la Regione ha scelto il metodo della concertazione. Gli Accordi di Programma Regione-Enti Locali sono stati il principale strumento di coordinamento tra i vari attori.

L'elemento più significativo dei patti è la realizzazione di un piano straordinario di investimenti per la mobilità sostenibile. In totale la Regione ha destinano circa 200 milioni di euro, al fine di attivare investimenti con gli Enti locali per 667 milioni di euro complessivi.

L'obiettivo è quello di dare avvio ad interventi strutturali per:

- il rinnovo del parco degli autobus del trasporto pubblico locale con veicoli a ridotte emissioni inquinanti;

- il post-trattamento dei gas di scarico e l'impiego di carburanti alternativi nelle flotte di autobus circolanti, per la riduzione delle emissioni in atmosfera;

-  il rinnovo e il potenziamento del materiale rotabile ferroviario per il trasporto passeggeri di competenza regionale;

- il potenziamento della mobilità ciclistica.

 

 

Note

[1] http://www.ipcc.ch/

[2] United Nations Framework Convention on Climate Change

[3] http://unfccc.int/essential_background/kyoto_protocol/background/items/1351.php

[4] Decisione del Consiglio del 25 aprile 2002 riguardante l'approvazione, a nome della Comunità europea, del protocollo di Kyoto allegato alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l'adempimento congiunto dei relativi impegni  - pubblicata su: Gazz. Uff. Comunità europee n° L130 del 15/05/2002

[5] Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 febbraio 2004 relativa ad un meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di Kyoto  pubblicata su: Gazz. Uff. Unione europea n° L49 del 19/02/2004.

[6] Decisione della Commissione del 10 febbraio 2005 che istituisce le modalità di applicazione della decisione n. 280/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ad un meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di Kyoto.

[7] Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 ottobre 2003 che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio  pubblicata su: Gazz. Uff. Unione europea n° L275 del 25/10/2003.

[8] Direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce una disciplina per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE – GU L 275/32 del 25/10/2003.

[9] Allegato II:

- Biossido di carbonio (CO2) dall'impiego dei combinabili fossili in tuttele attività energetiche ed industriali oltre che nei trasporti;

- Metano (CH4) dalle discariche di rifiuti, dagli allevamenti zootecnici e dalle coltivazioni di riso;
- Protossido di azoto (N20) prodotto nel settore agricolo, nelle industrie chimiche e nella combustione;
- Idrofluorocarburi (HFC) sostituti dei CFC nelle schiume isolanti e antincendio, nei circuiti frigoriferi e di condizionamento;
- Perfluorocarburi (PFC), impiegati nella refrigerazione;
- Esafluoruro di zolfo (SF6), impiegato nelle industrie chimiche e manifatturiere.

[10] Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 ottobre 2004 recante modifica della direttiva 2003/87/CE che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità, riguardo ai meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto pubblicata  su: Gazz. Uff. Unione europea n° L101 del 13/11/2004

[11] Sul modello definito dal Regolamento della Commissione n. 2216/2004, del 21 dicembre 2004, in GUUE n. L 386, del 29 dicembre 2004.

[12] Su  Gazz. Uff. Suppl. Ordin. n° 142 del 19/06/2002

[13] Delibera del 19/11/1998 " Linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra". (Deliberazione n. 137/98) - pubblicata su : Gazzetta Ufficiale Italiana n° 33 del 10/02/1999.

 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2005