Suoli e arboricoltura: una giornata di confronto
 
Carla Scotti (I.TER p.s.c.a r.l.), Lorenzo Camoriano (Regione Piemonte)
 
 
Il 21 maggio 2004 a Bologna si è svolto un incontro tra pedologi e tecnici dell'arboricoltura da legno, organizzato in collaborazione tra AIP (Associazione Italiana Pedologi) e la rivista "Sherwood". Obiettivo della giornata era stimolare un confronto tecnico sull'utilità o meno della conoscenza del suolo a supporto della progettazione e della gestione degli impianti. I circa 30 partecipanti all'incontro, tra arboricoltori e pedologi, erano ricercatori, funzionari tecnici e liberi professionisti, provenienti dall'Italia centro-settentrionale.
Il programma della giornata prevedeva due sessioni di lavoro al mattino, curate rispettivamente dai pedologi e dagli arboricoltori, e un dibattito al pomeriggio.
La sessione "Lo studio dei suoli applicato all'arboricoltura da legno" è stata introdotta e moderata da Andrea Giordano (DEIAFA Università di Torino 1) e prevedeva interventi inerenti le esperienze di alcune Regioni nell' applicazione dello studio del suolo a supporto degli impianti di arboricoltura da legno.
Carla Scotti (I.TER 2) ha presentato la metodologia adottata in Emilia-Romagna per la realizzazione di carte applicative, derivate dalle carte dei suoli, che prevede il coinvolgimento dei potenziali fruitori (ricercatori dell'Università, tecnici provinciali incaricati dell'attuazione del Reg. CEE 2080/92 e progettisti esperti in arboricoltura da legno). In particolare è stato illustrato lo schema di valutazione che, correlando alcuni caratteri del suolo (profondità utile, calcare attivo, etc) con le esigenze edafiche di noce e ciliegio da legno, rappresenta la base metodologica per la realizzazione delle relative carte applicative. Le cartografie pedologiche regionali e i Cataloghi dei suoli regionali sono consultabili nei siti www.regione.emilia-romagna.it/cartpedo, www.ermesagricoltura.it (sezione suoli) e www.suolo.it.

E' intervenuto quindi Mauro Piazzi (IPLA 3) che ha illustrato le esperienze condotte in Piemonte, grazie anche all'interscambio con ricercatori dell'arboricoltura, tecnici regionali e liberi professionisti, nella progettazione e schedatura degli impianti sperimentali e dimostrativi con latifoglie di pregio.
I pedologi IPLA hanno inoltre contribuito alla elaborazione di un manuale tecnico-divulgativo sull'arboricoltura (www.regione.piemonte.it/montagna/pubblicazioni/collana.htm) ed alla definizione delle norme di progettazione per il 2080 e la Misura H del Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 (PSR) della Regione Piemonte. La documentazione pedologica è consultabile nel sito www.regione.piemonte.it/agri/ita/agriservice/terreni/index.htm.

Vanna Maria Sale (ERSAF 4) ha relazionato sulle esperienze della Regione Lombardia che hanno consentito la progettazione, realizzazione e gestione di aree con impianti di specie pregiate (essenzialmente noce comune e ciliegio selvatico). L'attività è stata supportata dalla definizione di un manuale di arboricoltura da legno tecnico-operativo, (http://www.agricoltura.regione.lombardia.it/ alla pagina pubblicazioni/Foreste e Montagna). ERSAL ed ARF hanno inoltre realizzato congiuntamente la Carta di Orientamento Pedologico per l'Arboricoltura da Legno della Pianura Lombarda. Le cartografie pedologiche della Regione Lombardia sono consultabili nel sito http://www.cartografia.regione.lombardia.it/portale/.

La sessione "Progettazione e gestione degli impianti di arboricoltura da legno", introdotta e moderata da Enrico Buresti (CRA - ISS di Arezzo 5), prevedeva interventi relativi alle esperienze di Regioni e di tecnici operanti sul territorio, sia liberi professionisti che delle associazioni agricole.
Buresti ha sottolineato l'importanza della gestione agronomica degli impianti e della collaborazione tra pedologi e arboricoltori, anche per una corretta realizzazione delle fasce tampone boscate .

Lorenzo Camoriano (Regione Piemonte) ha tratteggiato l'evoluzione dell'arboricoltura da legno nel contesto nazionale (a partire dai circa 70.000 ha di impianti realizzati tramite il Reg. 2080 dal 1994 al 2000). Per l'ambito piemontese, ha quindi illustrato:
a) le norme regionali attuative del 2080, con un dettagliato inquadramento stazionale, comprensivo della descrizione di profili pedologici, inizialmente obbligatori anche per impianti di superficie inferiore ai 2 ha;
b) le norme di progettazione del bando 2003 ("Arboricoltura da legno") della Misura H del PSR: rispetto al 2080 alleggerite nel rilevamento dei suoli (obbligatorie le trivellate, profili obbligatori solo per progetti di almeno 10 ha, analisi di laboratorio facoltative), più approfondite nell'analisi aziendale e socio-economica (http://www.regione.piemonte.it/montagna/montagna/rurale/m_h.htm).

Claudio Ciardi (Regione Toscana) ha precisato che col Reg. CEE 2080/92 in Toscana sono stati impiantati circa 7.500 ha di arboricoltura (di cui il 70% in provincia di Siena). Ha quindi illustrato la Misura 8.1 "Imboschimento delle superfici agricole" del PSR toscano, le cui norme tecniche prevedono la necessità di allegare analisi fisico-chimiche dei terreni per impianti di superficie superiore ai 5 ettari accorpati (http://www.rete.toscana.it/).

Rodolfo Caporali (Fed. Prov. Coldiretti di Arezzo) ha illustrato le principali caratteristiche dell'arboricoltura a ciclo medio-lungo con latifoglie di pregio, soffermandosi sulle diverse fasi del ciclo dell'impianto.

Paolo Cielo, dottore forestale libero professionista (Torino), progettista e direttore lavori impianti, ha elencato i motivi più importanti dei fallimenti delle piantagioni secondo la sua diretta esperienza:
materiale vivaistico non adeguato (50%), insufficiente valutazione del clima (25%), scelta errata delle specie a seguito di valutazione inadeguata delle caratteristiche del suolo (25%).

Le conclusioni di Buresti sottolineano:
- la mancanza di programmazione degli interventi, con le inevitabili ripercussioni sull'attività vivaistica e perciò sulla qualità dei materiali di propagazione utilizzati negli impianti;
- l'assenza di un mercato del legname di pregio di produzione nazionale, tutto da costruire;
- le potenzialità degli impianti di arboricoltura multifunzionali (es. gli impianti sperimentali misti di latifoglie autoctone con cloni di pioppo), in grado di garantire produzioni legnose redditizie insieme al miglioramento dell'ambiente.

Un ulteriore momento di interscambio è stata la divulgazione dei siti:
- www.arboricoltura.it/, dove reperire i report del progetto nazionale di ricerca RiSelvItalia e documentazione tecnico-divulgativa aggiornata sull'arboricoltura con latifoglie di pregio;
- www.aip-suoli.it, il sito dell'Associazione Italiana Pedologi, con informazioni in merito alla professione del pedologo, le indicazioni dei convegni e seminari sul suolo, links nazionali e internazionali sul suolo e le sue implicazioni d'uso.

Nel pomeriggio si è svolto un dibattito, iniziato come tavola rotonda tra alcuni pedologi e arboricoltori, quindi allargato a tutti i partecipanti all'incontro.
Al primo momento di confronto hanno partecipato Andrea Giordano (Università di Torino) e Paolo Mori (rivista Sherwood, Arezzo) in qualità di moderatori, Carla Zampighi (Consorzio di Bonifica Reno Palata, Bologna), Carla Scotti (I.TER., Bologna), Mauro Frattegiani (libero professionista, Perugia), Gionni Paoli (Provincia di Grosseto), Matteo Bosso (CADIR Lab, Alessandria).
Sono quindi intervenuti anche Claudio Ciardi (Regione Toscana), Federico Correale (Veneto Agricoltura), Giovanni Pancaldi (Regione Emilia-Romagna), Stefano Carnicelli (Università di Firenze, Presidente AIP), Gianfranco Minotta (Università di Torino), Mauro Piazzi (IPLA).

Dal dibattito sono emersi parecchi elementi d'interesse, in gran parte condivisi tra le due discipline. In particolare si è evidenziato quanto segue:
· in Italia finora è mancata una "politica per l'arboricoltura da legno";
· le carte dei suoli possono essere utili per la pianificazione degli interventi a scala territoriale (livello da regionale a provinciale);
· il materiale vivaistico utilizzato è stato di qualità talmente variabile da rendere spesso vano l'impegno profuso nell'inquadramento stazionale e nelle cure colturali;
· le lavorazioni del suolo appaiono indispensabili nei primi anni dell'impianto, per limitare la concorrenza delle specie erbacee;
· le caratteristiche e i parametri del suolo da valutare con più attenzione per la scelta delle specie sembrano essere calcare attivo, ristagno d'acqua e bilancio idrico;
· sarebbero necessarie ricerche adeguate a riguardo di:
a) influenza delle lavorazioni sull'impianto (es.: lo scasso è utile o dannoso? E quando?);
b) effetti di diverse densità e consociazioni di impianto, e dell'impiego di determinate specie, invece di far ricorso agli interventi colturali, per modificare alcune caratteristiche ambientali (es. migliorare la struttura o il bilancio idrico del suolo);
c) conoscenza dei rapporti tra pianta ed ambiente durante il lungo ciclo colturale, tramite l'ecofisiologia.

La discussione è stato particolarmente vivace su due problematiche:
- l'utilità o meno del progetto di impianto, e di disciplinari per il rilievo dei suoli nell'ambito dei progetti;
- l'eventuale ruolo del pedologo nella progettazione.
Per la maggior parte dei presenti, il progetto risulta necessario, per valutare con chiarezza la potenzialità della stazione e dell'azienda, e per mantenere una traccia delle scelte fatte; pare anche necessario avere un protocollo scritto, contenente un minimo di regole comuni.
Si concorda che il progetto d'impianto debba essere interdisciplinare (competenze agro-forestali e pedologiche), ma anche sul fatto che nella progettazione non si possa richiedere la presenza ordinaria di un pedologo per la descrizione delle caratteristiche del suolo. Alcuni arboricoltori presenti chiedono ai pedologi lo sforzo di rendere più accessibili le conoscenze sul suolo utili per progettare un impianto; si conclude che in realtà sarebbe necessario un interscambio reciproco.

Molte domande sono rimaste aperte per un prossimo approfondimento. Tra queste:
- è necessario avere un disciplinare che preveda un numero minimo di osservazioni pedologiche rapportato agli ettari, ed eventualmente l'obbligo di analisi di laboratorio oltre una certa superficie?
- sono più utili le osservazioni dei suoli in campo o le analisi chimico-fisiche di laboratorio?; ed è così facile utilizzare i risultati delle analisi per la scelta delle specie?
- quale ruolo possono avere le carte dei suoli nel favorire la conoscenza dei suoli aziendali?
Andrea Giordano, nel concludere la giornata, ha sottolineato che le componenti e le variabili in gioco sono così tante (suolo ed altri aspetti stazionali, materiale vivaistico, azienda, cure colturali, etc.) da rendere evidente l'interdisciplinarietà e la necessità di collaborazione tra arboricoltori e pedologi.

Insomma, anche se non è stato possibile affrontare tutte le tematiche, l'incontro ha dimostrato che c'è un forte e reciproco interesse al dialogo tra pedologi e arboricoltori. I partecipanti hanno perciò terminato la giornata manifestando la volontà di continuare il confronto appena iniziato, avvalendosi a tale scopo anche della rivista "Sherwood" e del bollettino "Il Suolo" dell'Associazione AIP.

 

 

Note

  1. Dipartimento di Economia ed Ingegneria Agraria, Forestale ed Ambientale-Università di Torino
  2. I.TER progettazione ecologica del territorio p.s.c.a r.l., Bologna
  3. Istituto per le Piante da Legno e l'Ambiente SpA, Torino
  4. Ente Regionale Servizi all'Agricoltura e alle Foreste della Lombardia, Milano
  5. Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura - Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo
 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2004