Dalla cartografia numerica allo sviluppo di modellistica ambientale: l’uso professionale del Free Software per applicazioni geografiche
 
Christian Iasio, Devis Bartolini, Rossano Ciampalini
 
 

Monitoraggio ambientale, aggiornamento cartografico in tempo (quasi) reale, sistemi informativi territoriali e strumenti di supporto decisionale. Questi termini sono diventati sempre più comuni nel linguaggio di chi si occupa di territorio, ambiente o pianificazione, trasformandosi frequentemente in obiettivi principali di appalti banditi dagli enti amministrativi. Conseguentemente, l’esigenza di disporre di nuove capacità professionali ha prodotto un notevole impulso all’aggiornamento tecnico e all’adeguamento di strumenti informatici general purpose ad applicazioni settoriali sempre più specifiche. Questa evoluzione tecnologica ha giovato soprattutto all’approfondimento del quadro conoscitivo del territorio, sia in ambito naturale che socio-economico, ed alla disponibilità, anche in rete, di dati spazialmente distribuiti.
Anche la pedologia e chi la esercita hanno dovuto adeguarsi a queste nuove opportunità tecniche e di mercato. Proprio negli ultimi anni, l’Associazione Italiana Pedologi ha organizzato corsi di formazione e aggiornamento basati su software GIS (Geographical Information Systems) proprietari commerciali. Il vantaggio di questi sistemi è la grande quantità di funzioni che vengono implementate in fase di ingegnerizzazione del prodotto, solitamente ben integrati anche nell’interfaccia grafica e nei menù. Questa iniziale facilità d’uso e l’apparente grande disponibilità di risorse viene promossa e sostenuta da staff di divulgatori ed istruttori formati per lo più all’interno delle stesse software-houses. Come se tutto questo non bastasse, il professionista che si trova ad utilizzare queste metodologie produttive per esaudire l’incarico affidatogli, deve fare i conti con i diversi formati proprietari e la necessità di scambiare i dati con l’ente appaltatore, non sempre agevole a causa delle esasperanti incompatibilità fra programmi di diverse case produttrici. Proprio quest’ultimo fattore, attraverso una sorta di “effetto cascata”, ha prodotto una grande selezione nel mercato di questi prodotti: è quasi possibile distinguere sul territorio italiano dei “feudi” sommariamente definiti dai limiti amministrativi provinciali o regionali, all’interno dei quali dominano i prodotti di una specifica software-house. Questo condizionamento è solo il primo pegno che si paga in cambio della “facilità d’uso” e della immediata disponibilità di funzioni che arricchiscono le offerte di questo tipo di software GIS (Geographical Information System). Anzi il secondo, poiché il primo è sicuramente rappresentato dal costo elevato di queste piattaforme di lavoro, che può rappresentare a volte una voce importante nel capitolo “rischio d’impresa” di uno studio professionale.
Con l’apprendimento, la pratica e le nuove tipologie di incarichi, può capitare che dopo qualche anno, o alcuni mesi, ci si renda conto che la piattaforma che abbiamo scelto non implementi le funzioni più opportune per il nostro settore professionale e che per averle dovremmo aggiungere (ed acquistare) un altro modulo, sviluppato dalla casa madre o da qualche altra società che con essa ha dovuto stipulare accordi commerciali quasi mai per sé vantaggiosi. Questo, forse, rappresenta il maggiore limite nell’uso di software proprietari commerciali. Ad ogni nuova esigenza si corre il rischio di essere tentati di cambiare software o di integrarlo con moduli o, peggio, di dover acquistare nuovi prodotti da affiancare al precedente per essere in grado di svolgere un incarico in tempi e modi economicamente “vantaggiosi”. Difficilmente questo upgrade potrà essere gratuito e se pure vorremo impiegare direttamente le nostre conoscenze tecniche e il nostro tempo per ampliare le capacità del sistema che abbiamo inizialmente scelto, dovremo fare i conti con le royalties da pagare al produttore del nostro software o sotto forma di diritti d’autore o attraverso l’acquisto di specifiche e costose librerie.
Nel clima di generalizzata opposizione all’egemonia commerciale di pochissimi sistemi operativi e con la diffusione del software Open Source, la situazione fin qui descritta sta finalmente cambiando. Le proposte alternative ai software GIS più diffusi non sono basate solo sulle politiche commerciali ma anche sulle scelte tecniche adottate per l’implementazione di nuove funzionalità e, soprattutto, sulla possibilità per l’utente finale di poter espandere ed adeguare la propria piattaforma di lavoro alle esigenze che emergono nell’evoluzione dell’attività professionale senza eccessivi costi aggiuntivi. Inoltre, di fronte a questo nuovo panorama di offerte concettualmente molto variegato, anche le amministrazioni centrali hanno cominciato ad affrontare la questione della compatibilità fra i diversi software, obbligando a volte i loro fornitori a produrre dati in formati non proprietari.
A questo netto cambio di tendenza la comunità degli utenti, produttori di piani informativi e modellisti, ha reagito in modo diversificato ma coerente: da una parte, sta spingendo le grandi software-houses ad uniformare alcuni formati di dati ed alcune impostazioni operative e, dall’altra, sta sostenendo le comunità di sviluppo del free software, dove con questo termine si vogliono indicare prima di tutto i programmi Open Source.
Una delle conseguenze più significative del primo impulso è stata la nascita dell’OGC-OpenGIS Consortium, una organizzazione senza scopo di lucro che si propone di promuovere lo sviluppo e l’uso di sistemi e tecnologie standard avanzati “aperti”, nel settore del “geoprocessing” e nelle relative tecnologie dell’informazione. L’OGC è sostenuto da un sistema di “autotassazione” ($50.000 all’anno per ogni società) di un consorzio che riunisce le più grandi case produttrici di programmi per GIS (fra cui Microsoft, Oracle Corp., Sun Microsystems, Autodesk, ESRI, MapInfo, Intergraph, PCI Geomatics e SICAD Geomatics) e pubblicamente finanziato attraverso programmi di cooperazione con organizzazioni governative (come la NASA e l’USDA-NRCS). Sono previsti, inoltre, vari tipi di affiliazione che danno diritto a partecipare con differenti livelli alla scelta e allo sviluppo di nuove soluzioni informatiche per implementare sistemi OpenGIS. Nel caso più limitato, la sottoscrizione all’OGC ($300 all’anno per le Università) non dà diritto di voto nelle decisioni tecnichee gestionali ma garantisce il completo accesso a tutti i documenti tecnici prodotti in seno all’organizzazione. Il progetto OpenGIS vuole produrre un pacchetto completo di specifiche per la realizzazione di interfacce e formati aperti che permettano agli sviluppatori delle diverse case produttrici di realizzare componenti fra di loro compatibili che offrano una maggiore facilità di condivisione delle informazioni geografiche. La finalità del consorzio è quella di promuovere tecnicamente il concetto di “inter-operatività” fra i diversi prodotti di geoprocessing (commerciali e free) disponibili agli utenti, per pervenire ad un ambiente di condivisione di dati spaziali e relativi strumenti di elaborazione, eterogenei per tipologia e provenienza, accessibili in modo trasparente.
Contemporaneamente, come già detto sopra, stanno prendendo vigore le numerose comunità di sviluppo di software free e open source, giustificando la nascita di portali telematici che raccolgono e organizzano collegamenti alle risorse disponibili in internet per tutto quello che può essere utile nella gestione di dati geografici. Fra questi, risaltano per quantità di materiali e grado di strutturazione il sito ufficiale del FreeGis Project e della ESRI, dove si possono trovare, oltre ai link alle risorse gratuite offerte dalla software-house, anche altri collegamenti ed utili informazioni relativi alla Information Tecnology applicata alla gestione dei dati geografici.

 
 
 
 

    n. 1-3 anno 2003