Giornata di Studio

Suoli ed arboricoltura da legno con latifoglie di pregio

30 maggio 2007 - Sezzadio

 

L. Camoriano,
Regione Piemonte, Direzione Economia Montana e Foreste - Settore Politiche Forestali

E. Quaglino, R. Scalenghe, C. Scotti - Consiglio direttivo AIP
 

 

L’arboricoltura da legno con latifoglie di pregio è una coltura di alberi con la finalità prevalente od esclusiva di produrre legname di pregio, cioè destinato a lavorazioni altamente remunerative (tranciatura, sfogliatura, segagione).
In Italia si è sviluppata a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, con l’attuazione del Reg. CEE 2080/92, che prevedeva cospicui aiuti per gli agricoltori intenzionati a convertire i terreni agricoli in piantagioni forestali a ciclo medio-lungo.
Tra il 1994 e il 2000 sul territorio nazionale sono stati realizzati oltre 100.000 ettari di impianti con specie forestali, dei quali si stima circa 70.000 di arboricoltura con latifoglie di pregio, soprattutto noce e ciliegio.
In Piemonte, il finanziamento dell’arboricoltura di pregio è proseguito con la Misura H del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2000-06, attuata però senza la precedente continuità: alcune Regioni (come Lombardia e Friuli V.G.) hanno aperto bandi tutti gli anni, altre (Piemonte ed Emilia-Romagna) un solo bando nell’arco del periodo di validità del PSR, altre ancora (come l’Umbria) nessuno.
In Piemonte, tra il 1995 e il 2005, sono stati realizzati complessivamente circa 6800 ettari di impianti a ciclo medio-lungo con latifoglie di pregio; di questi circa 5700 ha entro il 2001, in attuazione del Reg. CEE 2080/92.
Con quale bilancio? A circa 10 anni di distanza, gli esiti degli interventi risultano piuttosto incerti, in conseguenza della finalità prioritaria del Regolamento, cioè il ritiro dei seminativi dalla produzione (con premi ventennali per le perdite di reddito), che poneva in secondo piano l’obiettivo di produzione di legname di pregio, e soprattutto a causa della scarsa diffusione sul territorio di conoscenze adeguate sulle tecniche di realizzazione e conduzione degli impianti, nonché sulle esigenze ecologiche delle specie.
Proprio per fornire risposte ai problemi emersi sul campo, fin dagli anni Novanta alcune Regioni hanno finanziato attività di sperimentazione e divulgazione ed hanno partecipato alla definizione del programma nazionale pluriennale di ricerca Ri.Selv.Italia, comprendente uno specifico progetto sull’arboricoltura con latifoglie di pregio (http://www.arboricoltura.it/Ricerche/Ricerca.htm).
Per la realizzazione delle attività di ricerca, divulgazione e formazione, in Piemonte ha assunto un ruolo centrale la rete degli impianti sperimentali e dimostrativi di arboricoltura da legno con latifoglie di pregio, creata a partire dal 1999 in stretta collaborazione tra ricercatori (CRA-ISSel di Arezzo, IPLA SpA, Università di Torino), funzionari regionali, tecnici liberi professionisti, tecnici delle associazioni agricole, imprenditori e proprietari degli impianti.

L’AZIENDA AGRICOLA ABBAZIA DI SANTA GIUSTINA A SEZZADIO è sicuramente una delle più importanti della rete piemontese: i circa 20 ettari di impianti sperimentali sono stati progettati con la collaborazione dell’Istituto per la Selvicoltura di Arezzo fin dal 1995 - gli altri impianti sperimentali della rete piemontese datano agli anni 2000-04.
Gli approfondimenti specifici relativi all’impianto di Sezzadio hanno riguardato studi:
- sulla potatura e sull’architettura delle piante di noce e ciliegio (UniTO, ISSel);
- sui suoli, compreso l’assorbimento del carbonio (IPLA).

Si riportano di seguito alcuni dati sugli impianti.

  • Superficie totale: 21,3 ha. Anno e periodo d’impianto: autunno 1995
  • Coltura precedente: frumento tenero in rotazione con girasole
  • Modalità di preparazione del terreno: aratura profonda e concimazione organo-minerale. Modalità di contenimento della vegetazione erbacea infestante: trinciatura tra i filari, annuale

Gli impianti sono localizzati in due stazioni differenti, una lungo il Fiume Bormida (STOP 1), l’altra vicino all’Abbazia (STOP 2).

La prima sezione (STOP 1) è divisa in tre tesi sperimentali, aventi l’obiettivo di osservare l’effetto di diverse specie accessorie sulle piante principali:
Tesi 1) solo noce (distanza fra le piante 4 m x 7 m);
Tesi 2) solo piante principali: noce + ciliegio (distanza tra i noci 4 x 14, tra i ciliegi 4 x 14, tra le principali 4 x 7) ;
Tesi 3) piante principali: noce + ciliegio; accessorie: ontano nero, ontano napoletano, olivello di Boemia (Eleagnus umbellata).

La seconda sezione (STOP 2) ha un unico impianto (distanza tra le piante 3 x 3). Piante principali: farnia (seminata direttamente in campo), frassino maggiore, tiglio cordato; accessorie: ontano nero, carpino bianco.

 

La Stazione
Quota: 100 m s.l.m.
Precipitazioni totali annue: 695 mm
Temperatura media annua: 12,1 °C.

Paesaggio
Il paesaggio circostante l’abitato di Sezzadio (Al) è caratterizzato da un’alternanza di livelli terrazzati riferibili alle alluvioni recenti, medio recenti ed antiche del Fiume Bormida. In particolare le superfici sulle quali sorge l’Abbadia sono estese da Castelspina (Al) a nord, fino a Castelnuovo Bormida (Al) a sud; si tratta di un livello intermedio posto tra gli antichi terrazzi a paleosuoli con morfologia tipicamente ondulata ed incisa e i terrazzi alluvionali medio-recenti e recenti del fiume Bormida.

STOP 1
Proprietà del suolo: suoli non evoluti e profondi, privi di scheletro e con una profondità utile agli apparati radicali ridotta dalla presenza di sabbie inalterate al di sotto dei 170 cm di profondità.
La disponibilità di ossigeno è buona, il drenaggio è moderatamente rapido e la permeabilità alta; ne consegue una ridotta capacità di questi suoli di trattenere l’acqua. La profondità della falda varia a seconda della distanza dal corso d'acqua in quanto è posta in corrispondenza del deflusso ipodermico del fiume.
Profilo: il topsoil si presenta nella maggior parte dei casi di colore bruno-olivastro, ha una tessitura franco sabbiosa, è fortemente calcareo, privo di scheletro e ha reazione alcalina. il subsoil è di colore da olivastro ad olivastro chiaro, ha una tessitura franco-sabbiosa, è privo di struttura, è fortemente calcareo, privo di scheletro e ha reazione fortemente alcalina. lungo il profilo risultano evidenti i successivi livelli di deposizione del fiume. al di sotto sono presenti le sabbie calcaree inalterate che rappresentano il substrato.

Classificazione: Soil Taxonomy: Typic Ustifluvent, coarse-loamy, mixed, calcareous, mesic
Legenda carta dei suoli: Entisuoli di pianura non idromorfi e non ghiaiosi
Regime di umidità: Regime Ustico
Regime di temperatura: Regime Mesico

Considerazioni sugli impianti della stazione 1
La potatura delle piante non è stata eseguita con continuità nei primi 5-7 anni (fase di qualificazione, in cui si deve ottenere un tronco il più possibile diritto, cilindrico e senza nodi, per un’altezza di almeno 2,5 – 3 m).
Nelle tesi 1 e 2 ciò ridurrà la possibilità di ottenere materiale di qualità dalla maggior parte dei Noci. Nella tesi 3, grazie all’effetto della consociazione con ontani e olivello, una significativa parte dei ciliegi risulta di dimensioni e struttura architettonica rispondenti agli obiettivi, nonostante che anche qui la potatura non sia stata effettuata in modo continuativo durante la fase di qualificazione.
Per quanto riguarda gli aspetti fitosanitari:
nel 2007 si sono evidenziati a carico di alcuni dei Ciliegi (Tesi 2) vistosi cretti verticali orientati in direzione sud-sud ovest, probabilmente causati da eccessiva escursione termica durante il periodo invernale. In alcuni esemplari è manifesta la presenza di Schizophyllum commune (saprofita) a livello di tali cretti;
i Noci della Tesi 3, pur essendo coerenti con il resto dell’impianto dal punto di vista dimensionale e morfologico, hanno manifestato negli ultimi 2 anni evidenti segni di pesanti attacchi di Erwinia.


STOP 2
Proprietà del suolo: questi suoli hanno un grado di pedogenesi piuttosto avanzato con tessiture comprese tra il franco ed il franco-argilloso. Essi hanno una profondità utile limitata a circa 1metro per la forte aggregazione che determina una disponibilità di ossigeno moderata per le radici delle piante e per le tessiture piuttosto fini, che determinano una scarsa permeabilità del suolo. Il drenaggio è buono.
Profilo: Il topsoil di colore in prevalenza bruno giallastro scuro, è caratterizzato da tessitura franca, scheletro assente, reazione subacida ed assenza di carbonato di calcio. Il subsoil ha colore dominante da bruno a brunastro scuro a bruno grigiastro, tessitura da franco-limosa a franca fino a franco-argillosa, scheletro assente, reazione neutra ed assenza di carbonato di calcio.

Classificazione: Soil Taxonomy: Typic Haplustalf, fine-silty, mixed, nonacid, mesic
Legenda carta dei suoli: Alfisuoli di pianura non idromorfi e non ghiaiosi
Regime di umidità: Regime Ustico
Regime di temperatura: Regime Mesico

Considerazioni sugli impianti della stazione 2
L’impianto risulta relativamente omogeneo sia negli accrescimenti che nel portamento.
Un ritardo nell’inizio della potatura ha comportato la formazione di colli di bottiglia sul fusto, ad altezze mediamente comprese tra 1,6 e 2,5 metri, a carico del frassino. La potatura delle farnie è stata eseguita essenzialmente dal basso, causando in alcuni casi il manifestarsi di biforcazioni ad altezze relativamente basse del fusto.

 

CONSIDERAZIONI SUI RAPPORTI TRA SUOLI ED ARBORICOLTURA CON LATIFOGLIE DI PREGIO

Volendo riassumere in una frase quanto scaturito dal confronto in campo, si potrebbe utilizzare un’affermazione ovvia: “nella progettazione di un impianto di arboricoltura da legno con latifoglie di pregio (e delle successive cure colturali, ad es. il contenimento della vegetazione erbacea) la conoscenza del suolo è necessaria ma non sufficiente”.

Vediamo perché.

Sia i “tecnici dell’arboricoltura” (di seguito arboricoltori) sia i pedologi presenti hanno concordato sul fatto che, per non rischiare di incorrere in gravi insuccessi, è indispensabile conoscere alcune caratteristiche del suolo, chimiche (pH, calcare attivo) e fisiche (tessitura, scheletro, profondità, presenza di orizzonti impermeabili, ecc.), che permettano di individuare eventuali limitazioni nell’utilizzo di una specie arborea o nella realizzazione tout court di piantagioni legnose. In particolare, come evidenziato nel seminario di Bologna 2004, è fondamentale rilevare i parametri necessari per poter effettuare una stima del bilancio idrico del suolo.
D’altra parte, è anche emerso come una progettazione attenta ed approfondita spesso non sia sufficiente per la corretta realizzazione o conduzione di un impianto sia perché il materiale vivaistico non è sovente di qualità adeguata sia per la mancata/sbagliata applicazione di tecniche di potatura razionali (nei modi o nei tempi, come a Sezzadio).
Sulla base dell’esperienza delle tante piantagioni con latifoglie di pregio realizzate in Italia e in Piemonte negli ultimi 10-15 anni, si può quindi affermare che sul mancato raggiungimento della finalità produttiva dell’impianto pesi maggiormente la carenza di obiettivi da parte dell’azienda (non di rado l’aiuto pubblico era l’unico reale scopo dell’investimento) o la scarsa conoscenza delle tecniche colturali necessarie per raggiungere tali obiettivi, che non l’attenzione agli aspetti stazionali, suolo compreso, nella progettazione.
Insomma, è stato fatto rilevare che l’arboricoltura con latifoglie di pregio è una disciplina giovane e quindi ancora approssimativa su molti aspetti. Ad esempio, mentre nella viticoltura e nella cerealicoltura si lavora da secoli o da decenni con cloni o varietà selezionate, nei primi impianti realizzati col Reg. CEE 2080/92 spesso si ignorava persino la provenienza delle piantine di ciliegio o noce che venivano messe a dimora.
Si è tuttavia consapevoli della necessità di approfondire le conoscenze in merito alle esigenze pedologiche delle specie e degli ecotipi, anche attraverso la promozione di nuovi ed ulteriori momenti di scambio, tra arboricoltori e pedologi, Ulteriori aspetti specifici potranno riguardare l’esigenza idrica delle specie forestali, la necessità/tolleranza alla presenza di microelementi nel suolo, le lavorazioni del suolo in fase di preimpianto e di coltivazione.

Un ulteriore aspetto che ha portato ad una vivace discussione ha riguardato il ruolo dei pedologi nella progettazione degli impianti di arboricoltura da legno.
I punti di partenza si sono basati sulla percezione ed esperienza specifica degli Arboricoltori e dei Pedologi:

  • gli arboricoltori sono esperti nell’individuare e conoscere le specie da inserire in nuovo impianto anche attraverso l’analisi della vegetazione semi-naturale circostante e dei loro accrescimenti (fertilità della stazione);
  • i pedologi, attraverso l’esecuzione di indagini pedologiche speditive (comunemente trivellate), sono indispensabili per la scelta delle specie da inserire in nuovo impianto o più concretamente per il riconoscimento degli eventuali fattori limitanti che possono concorrere a ridurre il numero di specie utilizzabili e condizionare le lavorazioni. I caratteri pedologici osservati e rilevati devono essere anche correlati alle descrizioni riportate nelle cartografia pedologica a livello regionale con l’obiettivo di individuare le coerenze con quest’ultima o di segnalarne le eventuali discordanze.

Si è discusso inoltre sulla opportunità di inserire lo scavo dei profili pedologici tra le osservazioni necessarie per l’approfondimento dei caratteri del suolo. La conclusione cui si è giunti, condivisa sia dagli arboricoltori che dai pedologi, giustifica l’utilità di tali osservazioni solo in quei contesti aziendali che intendono realizzare impianti su vaste superfici accorpate (superiori ai 10-15 ettari). In tali situazioni, considerata anche la rilevanza degli investimenti pubblici e privati, si ritiene coerente, nell’analisi della stazione, l’affiancamento di un pedologo esperto al tecnico progettista.


Pedologi ed arboricoltori condividono infine l’utilità di una formazione specifica dei tecnici, sia sulla progettazione (suolo, azienda e suoi obiettivi, ecc.) sia sulla realizzazione e conduzione degli impianti, come quella realizzata nel corso del 2006 dalla Regione Piemonte
(http://www.regione.piemonte.it/montagna/montagna/rurale/m_c2.htm).

In particolare si concorda sulla necessità di concentrare la formazione su alcuni aspetti prevalenti in grado di garantire :

  • una migliore lettura ed interpretazione delle carte dei suoli regionali;
  • una buona famigliarità con le osservazioni pedologiche speditive, finalizzata al riconoscimento in campo dei principali caratteri dei suoli


Per quanto riguarda i disciplinari per il rilievo dei suoli nell’ambito dei progetti richiesti in attuazione dei Piani di Sviluppo Rurale, si è esaminato brevemente quello predisposto dalla Regione Piemonte in occasione dell’ultimo bando di finanziamento delle piantagioni (2003) (http://www.regione.piemonte.it/montagna/montagna/rurale/m_h.htm).
Il disciplinare potrà essere migliorato, tenendo conto dei suggerimenti di pedologi ed arboricoltori, nell’ambito della redazione delle Norme di attuazione della nuova Misura 221 del PSR 2007-13, da predisporre entro il prossimo autunno.