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Larboricoltura da legno con latifoglie di pregio è
una coltura di alberi con la finalità prevalente od esclusiva di
produrre legname di pregio, cioè destinato a lavorazioni altamente
remunerative (tranciatura, sfogliatura, segagione).
In Italia si è sviluppata a partire dagli anni Novanta del secolo
scorso, con lattuazione del Reg. CEE 2080/92, che prevedeva
cospicui aiuti per gli agricoltori intenzionati a convertire i terreni
agricoli in piantagioni forestali a ciclo medio-lungo.
Tra il 1994 e il 2000 sul territorio nazionale sono stati realizzati oltre
100.000 ettari di impianti con specie forestali, dei quali si stima circa
70.000 di arboricoltura con latifoglie di pregio, soprattutto noce e ciliegio.
In Piemonte, il finanziamento dellarboricoltura di pregio è
proseguito con la Misura H del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2000-06,
attuata però senza la precedente continuità: alcune Regioni
(come Lombardia e Friuli V.G.) hanno aperto bandi tutti gli anni, altre
(Piemonte ed Emilia-Romagna) un solo bando nellarco del periodo
di validità del PSR, altre ancora (come lUmbria) nessuno.
In Piemonte, tra il 1995 e il 2005, sono stati realizzati complessivamente
circa 6800 ettari di impianti a ciclo medio-lungo con latifoglie di pregio;
di questi circa 5700 ha entro il 2001, in attuazione del Reg. CEE 2080/92.
Con quale bilancio? A circa 10 anni di distanza, gli esiti degli interventi
risultano piuttosto incerti, in conseguenza della finalità prioritaria
del Regolamento, cioè il ritiro dei seminativi dalla produzione
(con premi ventennali per le perdite di reddito), che poneva in secondo
piano lobiettivo di produzione di legname di pregio, e soprattutto
a causa della scarsa diffusione sul territorio di conoscenze adeguate
sulle tecniche di realizzazione e conduzione degli impianti, nonché
sulle esigenze ecologiche delle specie.
Proprio per fornire risposte ai problemi emersi sul campo, fin dagli anni
Novanta alcune Regioni hanno finanziato attività di sperimentazione
e divulgazione ed hanno partecipato alla definizione del programma
nazionale pluriennale di ricerca Ri.Selv.Italia, comprendente uno specifico
progetto sullarboricoltura con latifoglie di pregio (http://www.arboricoltura.it/Ricerche/Ricerca.htm).
Per la realizzazione delle attività di ricerca, divulgazione e
formazione, in Piemonte ha assunto un ruolo centrale la rete degli
impianti sperimentali e dimostrativi di arboricoltura da legno con latifoglie
di pregio, creata a partire dal 1999 in stretta collaborazione tra
ricercatori (CRA-ISSel di Arezzo, IPLA SpA, Università di Torino),
funzionari regionali, tecnici liberi professionisti, tecnici delle associazioni
agricole, imprenditori e proprietari degli impianti.
LAZIENDA AGRICOLA ABBAZIA DI SANTA GIUSTINA A SEZZADIO è
sicuramente una delle più importanti della rete piemontese: i circa
20 ettari di impianti sperimentali sono stati progettati con la collaborazione
dellIstituto per la Selvicoltura di Arezzo fin dal 1995 - gli altri
impianti sperimentali della rete piemontese datano agli anni 2000-04.
Gli approfondimenti specifici relativi allimpianto di Sezzadio hanno
riguardato studi:
- sulla potatura e sullarchitettura delle piante di noce e ciliegio
(UniTO, ISSel);
- sui suoli, compreso lassorbimento del carbonio (IPLA).
Si riportano di seguito alcuni dati sugli impianti.
- Superficie totale: 21,3 ha. Anno e periodo dimpianto: autunno
1995
- Coltura precedente: frumento tenero in rotazione con girasole
- Modalità di preparazione del terreno: aratura profonda e concimazione
organo-minerale. Modalità di contenimento della vegetazione erbacea
infestante: trinciatura tra i filari, annuale
Gli impianti sono localizzati in due stazioni differenti, una lungo il
Fiume Bormida (STOP 1), laltra vicino allAbbazia (STOP 2).
La prima sezione (STOP 1) è divisa in tre tesi sperimentali,
aventi lobiettivo di osservare leffetto di diverse specie
accessorie sulle piante principali:
Tesi 1) solo noce (distanza fra le piante 4 m x 7 m);
Tesi 2) solo piante principali: noce + ciliegio (distanza tra i noci 4
x 14, tra i ciliegi 4 x 14, tra le principali 4 x 7) ;
Tesi 3) piante principali: noce + ciliegio; accessorie: ontano nero, ontano
napoletano, olivello di Boemia (Eleagnus umbellata).
La seconda sezione (STOP 2) ha un unico impianto (distanza tra
le piante 3 x 3). Piante principali: farnia (seminata direttamente in
campo), frassino maggiore, tiglio cordato; accessorie: ontano nero, carpino
bianco.
La Stazione
Quota: 100 m s.l.m.
Precipitazioni totali annue: 695 mm
Temperatura media annua: 12,1 °C.
Paesaggio
Il paesaggio circostante labitato di Sezzadio (Al) è caratterizzato
da unalternanza di livelli terrazzati riferibili alle alluvioni
recenti, medio recenti ed antiche del Fiume Bormida. In particolare le
superfici sulle quali sorge lAbbadia sono estese da Castelspina
(Al) a nord, fino a Castelnuovo Bormida (Al) a sud; si tratta di un livello
intermedio posto tra gli antichi terrazzi a paleosuoli con morfologia
tipicamente ondulata ed incisa e i terrazzi alluvionali medio-recenti
e recenti del fiume Bormida.
STOP 1
Proprietà del suolo: suoli non evoluti e profondi, privi
di scheletro e con una profondità utile agli apparati radicali
ridotta dalla presenza di sabbie inalterate al di sotto dei 170 cm di
profondità.
La disponibilità di ossigeno è buona, il drenaggio è
moderatamente rapido e la permeabilità alta; ne consegue una ridotta
capacità di questi suoli di trattenere lacqua. La profondità
della falda varia a seconda della distanza dal corso d'acqua in quanto
è posta in corrispondenza del deflusso ipodermico del fiume.
Profilo: il topsoil si presenta nella maggior parte dei casi di
colore bruno-olivastro, ha una tessitura franco sabbiosa, è fortemente
calcareo, privo di scheletro e ha reazione alcalina. il subsoil è
di colore da olivastro ad olivastro chiaro, ha una tessitura franco-sabbiosa,
è privo di struttura, è fortemente calcareo, privo di scheletro
e ha reazione fortemente alcalina. lungo il profilo risultano evidenti
i successivi livelli di deposizione del fiume. al di sotto sono presenti
le sabbie calcaree inalterate che rappresentano il substrato.

Classificazione: Soil Taxonomy: Typic Ustifluvent, coarse-loamy, mixed,
calcareous, mesic
Legenda carta dei suoli: Entisuoli di pianura non idromorfi e non ghiaiosi
Regime di umidità: Regime Ustico
Regime di temperatura: Regime Mesico
Considerazioni sugli impianti della stazione 1
La potatura delle piante non è stata eseguita con continuità
nei primi 5-7 anni (fase di qualificazione, in cui si deve ottenere un
tronco il più possibile diritto, cilindrico e senza nodi, per unaltezza
di almeno 2,5 3 m).
Nelle tesi 1 e 2 ciò ridurrà la possibilità di ottenere
materiale di qualità dalla maggior parte dei Noci. Nella tesi 3,
grazie alleffetto della consociazione con ontani e olivello, una
significativa parte dei ciliegi risulta di dimensioni e struttura architettonica
rispondenti agli obiettivi, nonostante che anche qui la potatura non sia
stata effettuata in modo continuativo durante la fase di qualificazione.
Per quanto riguarda gli aspetti fitosanitari:
nel 2007 si sono evidenziati a carico di alcuni dei Ciliegi (Tesi 2) vistosi
cretti verticali orientati in direzione sud-sud ovest, probabilmente causati
da eccessiva escursione termica durante il periodo invernale. In alcuni
esemplari è manifesta la presenza di Schizophyllum commune (saprofita)
a livello di tali cretti;
i Noci della Tesi 3, pur essendo coerenti con il resto dellimpianto
dal punto di vista dimensionale e morfologico, hanno manifestato negli
ultimi 2 anni evidenti segni di pesanti attacchi di Erwinia.
STOP 2
Proprietà del suolo: questi suoli hanno un grado di pedogenesi
piuttosto avanzato con tessiture comprese tra il franco ed il franco-argilloso.
Essi hanno una profondità utile limitata a circa 1metro per la
forte aggregazione che determina una disponibilità di ossigeno
moderata per le radici delle piante e per le tessiture piuttosto fini,
che determinano una scarsa permeabilità del suolo. Il drenaggio
è buono.
Profilo: Il topsoil di colore in prevalenza bruno giallastro scuro,
è caratterizzato da tessitura franca, scheletro assente, reazione
subacida ed assenza di carbonato di calcio. Il subsoil ha colore dominante
da bruno a brunastro scuro a bruno grigiastro, tessitura da franco-limosa
a franca fino a franco-argillosa, scheletro assente, reazione neutra ed
assenza di carbonato di calcio.

Classificazione: Soil Taxonomy: Typic Haplustalf, fine-silty, mixed,
nonacid, mesic
Legenda carta dei suoli: Alfisuoli di pianura non idromorfi e non ghiaiosi
Regime di umidità: Regime Ustico
Regime di temperatura: Regime Mesico
Considerazioni sugli impianti della stazione 2
Limpianto risulta relativamente omogeneo sia negli accrescimenti
che nel portamento.
Un ritardo nellinizio della potatura ha comportato la formazione
di colli di bottiglia sul fusto, ad altezze mediamente comprese tra 1,6
e 2,5 metri, a carico del frassino. La potatura delle farnie è
stata eseguita essenzialmente dal basso, causando in alcuni casi il manifestarsi
di biforcazioni ad altezze relativamente basse del fusto.
CONSIDERAZIONI SUI RAPPORTI TRA SUOLI ED ARBORICOLTURA CON LATIFOGLIE
DI PREGIO
Volendo riassumere in una frase quanto scaturito dal confronto in campo,
si potrebbe utilizzare unaffermazione ovvia: nella progettazione
di un impianto di arboricoltura da legno con latifoglie di pregio
(e delle successive cure colturali, ad es. il contenimento della vegetazione
erbacea) la conoscenza del suolo è necessaria ma non sufficiente.
Vediamo perché.
Sia i tecnici dellarboricoltura (di seguito arboricoltori)
sia i pedologi presenti hanno concordato sul fatto che, per non rischiare
di incorrere in gravi insuccessi, è indispensabile conoscere alcune
caratteristiche del suolo, chimiche (pH, calcare attivo) e fisiche (tessitura,
scheletro, profondità, presenza di orizzonti impermeabili, ecc.),
che permettano di individuare eventuali limitazioni nellutilizzo
di una specie arborea o nella realizzazione tout court di piantagioni
legnose. In particolare, come evidenziato nel seminario di Bologna 2004,
è fondamentale rilevare i parametri necessari per poter effettuare
una stima del bilancio idrico del suolo.
Daltra parte, è anche emerso come una progettazione attenta
ed approfondita spesso non sia sufficiente per la corretta realizzazione
o conduzione di un impianto sia perché il materiale vivaistico
non è sovente di qualità adeguata sia per la mancata/sbagliata
applicazione di tecniche di potatura razionali (nei modi o nei tempi,
come a Sezzadio).
Sulla base dellesperienza delle tante piantagioni con latifoglie
di pregio realizzate in Italia e in Piemonte negli ultimi 10-15 anni,
si può quindi affermare che sul mancato raggiungimento della finalità
produttiva dellimpianto pesi maggiormente la carenza di obiettivi
da parte dellazienda (non di rado laiuto pubblico era lunico
reale scopo dellinvestimento) o la scarsa conoscenza delle tecniche
colturali necessarie per raggiungere tali obiettivi, che non lattenzione
agli aspetti stazionali, suolo compreso, nella progettazione.
Insomma, è stato fatto rilevare che larboricoltura con latifoglie
di pregio è una disciplina giovane e quindi ancora approssimativa
su molti aspetti. Ad esempio, mentre nella viticoltura e nella cerealicoltura
si lavora da secoli o da decenni con cloni o varietà selezionate,
nei primi impianti realizzati col Reg. CEE 2080/92 spesso si ignorava
persino la provenienza delle piantine di ciliegio o noce che venivano
messe a dimora.
Si è tuttavia consapevoli della necessità di approfondire
le conoscenze in merito alle esigenze pedologiche delle specie e degli
ecotipi, anche attraverso la promozione di nuovi ed ulteriori momenti
di scambio, tra arboricoltori e pedologi, Ulteriori aspetti specifici
potranno riguardare lesigenza idrica delle specie forestali, la
necessità/tolleranza alla presenza di microelementi nel suolo,
le lavorazioni del suolo in fase di preimpianto e di coltivazione.
Un ulteriore aspetto che ha portato ad una vivace discussione ha riguardato
il ruolo dei pedologi nella progettazione degli impianti di arboricoltura
da legno.
I punti di partenza si sono basati sulla percezione ed esperienza specifica
degli Arboricoltori e dei Pedologi:
- gli arboricoltori sono esperti nellindividuare e conoscere le
specie da inserire in nuovo impianto anche attraverso lanalisi
della vegetazione semi-naturale circostante e dei loro accrescimenti
(fertilità della stazione);
- i pedologi, attraverso lesecuzione di indagini pedologiche speditive
(comunemente trivellate), sono indispensabili per la scelta delle specie
da inserire in nuovo impianto o più concretamente per il riconoscimento
degli eventuali fattori limitanti che possono concorrere a ridurre il
numero di specie utilizzabili e condizionare le lavorazioni. I caratteri
pedologici osservati e rilevati devono essere anche correlati alle descrizioni
riportate nelle cartografia pedologica a livello regionale con lobiettivo
di individuare le coerenze con questultima o di segnalarne le
eventuali discordanze.
Si è discusso inoltre sulla opportunità di inserire lo
scavo dei profili pedologici tra le osservazioni necessarie per lapprofondimento
dei caratteri del suolo. La conclusione cui si è giunti, condivisa
sia dagli arboricoltori che dai pedologi, giustifica lutilità
di tali osservazioni solo in quei contesti aziendali che intendono realizzare
impianti su vaste superfici accorpate (superiori ai 10-15 ettari). In
tali situazioni, considerata anche la rilevanza degli investimenti pubblici
e privati, si ritiene coerente, nellanalisi della stazione, laffiancamento
di un pedologo esperto al tecnico progettista.
Pedologi ed arboricoltori condividono infine lutilità di
una formazione specifica dei tecnici, sia sulla progettazione (suolo,
azienda e suoi obiettivi, ecc.) sia sulla realizzazione e conduzione degli
impianti, come quella realizzata nel corso del 2006 dalla Regione Piemonte
(http://www.regione.piemonte.it/montagna/montagna/rurale/m_c2.htm).
In particolare si concorda sulla necessità di concentrare la formazione
su alcuni aspetti prevalenti in grado di garantire :
- una migliore lettura ed interpretazione delle carte dei suoli regionali;
- una buona famigliarità con le osservazioni pedologiche speditive,
finalizzata al riconoscimento in campo dei principali caratteri dei
suoli
Per quanto riguarda i disciplinari per il rilievo dei suoli nellambito
dei progetti richiesti in attuazione dei Piani di Sviluppo Rurale, si
è esaminato brevemente quello predisposto dalla Regione Piemonte
in occasione dellultimo bando di finanziamento delle piantagioni
(2003) (http://www.regione.piemonte.it/montagna/montagna/rurale/m_h.htm).
Il disciplinare potrà essere migliorato, tenendo conto dei suggerimenti
di pedologi ed arboricoltori, nellambito della redazione delle Norme
di attuazione della nuova Misura 221 del PSR 2007-13, da predisporre
entro il prossimo autunno.
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