Misurata la povertà del suolo urbano

A Napoli è risultato evidente che la scarsa disponibilità di sostanza organica, di nutrienti e di acqua limita l'attività biologica di questi suoli. Solo la biomassa fungina è risultata limitata anche dall'elevato contenuto di rame e piombo. La biomassa fungina è risultata notevolmente ridotta nei suoli urbani rispetto ad un suolo naturale di una lecceta del Vesuvio.

 

Paola Iovieno - Giulia Maisto
( Dipartimento di Biologia Vegetale, Università degli Studi «Federico II», Napoli )

I
suoli sono il mezzo nel quale si insediano le radici, che assorbono i nutrienti di cui hanno bisogno le piante, e dove vivono una serie di invertebrati e di microrganismi tra i quali i decompositori che chiudono il ciclo della materia, convertendo tutto ciò che si deposita sul suolo (lettiera) in composti inorganici che verranno, poi, assorbiti dalle piante. L'attività di tutti gli organismi del suolo è fortemente compromessa nei suoli urbani di aiuole e parchi pubblici perché questi presentano caratteristiche diverse da quelle dei suoli di ambiente naturale. In area urbana, infatti, il calpestio rende i suoli più compatti riducendo i pori tra le particelle solide del suolo, e limitando la disponibilità di aria e acqua, fattori necessari per la vita nel suolo. La lettiera, che costantemente si deposita sullo strato superficiale dei suoli, viene allontanata dalle aiuole e dai parchi urbani comportando un forte decremento della disponibilità di risorsa per gli organismi decompositori. A queste caratteristiche dei suoli urbani bisogna aggiungere anche gli effetti dell'accumulo di polveri e di inquinanti che sono presenti nell'aria delle città e che si depositano sul suolo. Il contenuto di cadmio, rame e zinco dei suoli di Napoli è almeno il doppio e quello di piombo 4-5 volte maggiore di suoli non esposti alla deposizione diretta.
Gli stress dell'ambiente urbano determinano un decadimento della qualità biologica del suolo.
Esistono diversi indici di qualità biologica del suolo; i più utilizzati dagli ecologi del suolo sono la biomassa microbica, la biomassa fungina e la respirazione. La biomassa microbica comprende tutti i microrganismi del terreno, prevalentemente batteri, funghi, protozoi e alghe, ed è un indice importante dello stato del suolo, poiché la sua abbondanza indica condizioni favorevoli alla crescita e alla sopravvivenza dei microrganismi. I funghi rappresentano una frazione considerevole della biomassa microbica e, data la loro enorme importanza nei processi di decomposizione, la loro biomassa viene considerata come un indice a sé. La respirazione è l'indice più ampiamente utilizzato per valutare l'attività metabolica dei microrganismi del suolo e viene determinata come tasso di evoluzione della CO2. Questi indicatori di qualità biologica sono stati determinati in suoli dell'area urbana di Napoli.
È risultato evidente che la scarsa disponibilità di sostanza organica, di nutrienti e di acqua limita l'attività biologica di questi suoli. Solo la biomassa fungina è risultata limitata anche dall'elevato contenuto di rame e piombo. La biomassa fungina è risultata notevolmente ridotta nei suoli urbani (0,03-0,2 mg per grammo di terreno secco) rispetto ad un suolo naturale di una lecceta del Vesuvio (0,6 mg per grammo di terreno). A carico della biomassa fungina sono state riscontrate anche notevoli differenze della morfologia delle ife fungine. Nei terreni più disturbati, dove la lettiera viene rimossa, il contenuto di sostanza organica è scarso ed è maggiore il contenuto di sostanze inquinanti, le ife non sono soltanto meno numerose, ma si presentano anche meno sviluppate in lunghezza, con scarse ramificazioni e molto più sottili. I suoli urbani sottoposti a diversi gradi di impatto antropogenico presentano anche una diversa composizione delle comunità microbiche: la presenza di inquinanti in concentrazioni elevate può determinare una riduzione del numero di specie ed una selezione a favore di specie più tolleranti o resistenti; l'allontanamento della lettiera determina una drastica riduzione dei basidiomiceti che sono funghi che decompongono la cellulosa e la lignina, e le condizioni di aridità spesso riscontrate nei siti più compromessi, anche come conseguenza dei fenomeni di compattazione, possono determinare una maggior presenza di attinomiceti, che sono batteri particolarmente resistenti alle condizioni di stress idrico