Consumo del suolo sfrenato in Lombardia

Martedì 15 Maggio 2012 08:59  

 

Rapporto 2012 sui consumi del suolo. Tra le proposte sgravi fiscali per le ristrutturazioni e inasprimenti per chi costruisce su suolo vergine

 

 

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Presentato lunedì 14 maggio presso la sede della Regione Lombardia di Palazzo Pirelli, il “Rapporto 2012 sul consumo di suolo” - esito di due anni di ricerca condotta presso il DiAP del Politecnico di Milano dal Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS) - ha rivelato gli esiti territoriali delle scelte urbanistiche compiute in particolare sull'area centrale della metropoli lombarda, nelle province di Milano, Lodi e Monza e Brianza.

 

MANCA UN'ADEGUATA CONTABILITÀ DEGLI USI E DEI CONSUMI DI SUOLO. “In Italia - segnalano i responsabili del CRCS - continua a mancare una adeguata contabilità degli usi e dei consumi di suolo, e ciò depotenzia fortemente qualsiasi politica di contrasto degli sprechi di una risorsa strategica qual'è il territorio agricolo e forestale”.“La mancanza di dati affidabili e aggiornati sugli usi del suolo impedisce alla politica di 'vedere' la gravità del fenomeno e di correre ai ripari - dichiara Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e responsabile scientifico del rapporto - per capirci, è come se si volesse contrastare l'inquinamento senza disporre di una rete di rilevamento della qualità dell'aria”.

 

ISTAT SI CANDIDA PER IL MONITORAGGIO DEGLI USI DEL SUOLO. Il rapporto segnala, tuttavia, alcuni passi in avanti: “Da quando abbiamo iniziato a sollevare il problema – prosegue il Prof. Pileri -le cose hanno iniziato a cambiare, e oggi registriamo alcuni positivi segnali di attivazione istituzionale dai livelli centrali, con l'ISTAT che, su iniziativa della Commissione Ambiente del Senato, si candida a realizzare il monitoraggio nazionale degli usi del suolo: non possiamo che evidenziare l'importanza di questa novità, sperando che il Governo vi provveda rapidamente. Occorre rapidità nel disegnare nuove, concrete (non teoriche) e coraggiose politiche sull’uso del suolo che, ricordo è bene ambientale e bene comune, e non può essere delegato esclusivamente alle decisioni degli 8092 comuni italiani, frammentati, deboli e scoordinati, i quali vivono il conflitto di interesse di una normativa che li premia se consumano”.

 

L'IMPEGNO DELLE REGIONI PER RIDURRE IL CONSUMO DEL SUOLO. Novità anche a livello regionale: è dell'inizio di quest'anno la sottoscrizione di un accordo tra tutti gli assessorati al territorio delle Regioni del Nord Italia (Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, Emilia Romagna, Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia e province autonome di Trento e Bolzano) per condividere l'impegno alla riduzione del consumo di suolo e realizzare banche dati armonizzate e coerenti in grado di fotografare il fenomeno. In particolare, la Regione Lombardia ha sottoscritto lo scorso 28 febbraio un'agenda (uso e valorizzazione del suolo) che impegna le diverse Direzioni Generali ad attivare programmi per la lotta al consumo di suolo.

 

SEMPRE PIU' CEMENTO IN PROVINCIA DI MILANO. Il rapporto, tuttavia, evidenzia una corsa selvaggia al consumo di suolo: espansioni urbane, piastre commerciali, grandi e piccole infrastrutture divorano sempre più il terreno. In particolare, il rapporto evidenzia dati sconsolanti relativamente alla trasformazione del territorio della Provincia di Milano, dove negli ultimi dieci anni si è consumato territorio prevalentemente agricolo al ritmo di 20.000 mq al giorno. Il totale delle nuove urbanizzazioni, prosegue il rapporto, forma un'estensione pari a una nuova città grande come mezza Milano.

 

LE RESPONSABILITA' DEI COMUNI. “Il consumo di suolo è in primo luogo l'effetto di scelte urbanistiche la cui responsabilità è in capo ai comuni - ricorda Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - per questo il rapporto punta l'attenzione proprio su questo livello amministrativo, fornendo uno strumento affinché ogni comune si doti di un proprio e coerente censimento dell'uso del suolo prima di assumere qualsiasi decisione: si tratta di una delle proposte contenute nel proposta di legge di iniziativa popolare contro il consumo di suolo, su cui abbiamo ricevuto consensi bipartisan, ma che da due anni giace nei cassetti del Consiglio Regionale, mentre i comuni non adempiono nemmeno agli obblighi di tutela previsti dalle norme vigenti”. Il riferimento è in particolare l'art. 43 bis della legge urbanistica lombarda, che impone un onere maggiorato per le urbanizzazioni che determinano consumo di suolo agricolo: solo 178 comuni su oltre 1500 hanno recepito questa indicazione obbligatoria. Su tutti gli altri potrebbero fioccare denunce per danno erariale.

 

STRATEGIE PER SALVAGUARDARE IL TERRITORIO. Tra le altre mosse proposte per arginare l'avanzata del cemento, l'Associazione ricorda l'introduzione di sgravi fiscali “per le ristrutturazioni, per chi edifica su aree dismesse, per chi demolisce e ricostruisce su una stessa area con un inasprimento fiscale, invece per le nuove costruzioni su aree vergini”. In secondo luogo, si lancia l'idea di vincolare gli oneri di urbanizzazione alle relative opere, “così da evitare che i sindaci li utilizzino fino al 75% per pagare altre spese”.